30/09/1474Democratici sì, ma col culo degli altri!
Kap Venezia - C'è una parola che negli ultimi tempi sembra aver conquistato un posto d'onore nel lessico di tutti i giorni: democrazia.
La si pronuncia spesso, la s’invoca ancora più spesso e, all'occorrenza, la si utilizza come unità di misura per stabilire chi sia libero, chi no, chi sia un tiranno e chi abbia la patente morale per impartire lezioni agli altri.
Resta un dettaglio non trascurabile: siamo sempre nel 1474, sì?
Sicché, prima di trasformare la democrazia in una formula buona per ogni stagione, per spiegare qualsiasi cosa, sarebbe utile intendersi almeno sul significato che vogliamo attribuirle oggi. Per molti si riduce a noi siamo democratici, dunque siamo liberi; voi imponete regole, dunque siete tiranni!
Una semplificazione superficiale, comoda e facilmente smentibile. Tanto, bastano i fatti, perché se un'autorità, per dimostrarsi liberale, deve rinunciare ad esercitare le proprie prerogative, il ragionamento diventa un filo più contorto.
Uno Stato possiede leggi, confini, tribunali, eserciti e istituzioni proprio perché qualcuno deve assumersi la responsabilità di governarlo, ma qui nasce il problema per alcuni, perché l'esistenza di una regola non costituisce di per sé tirannia, così come l'assenza di regole non costituisce necessariamente libertà.
Prendiamo l'Impero: i Meridio, alleati ONE, figurano nella blacklist imperiale. Dunque non stiamo parlando di un'organizzazione considerata pericolosa soltanto da Venezia o da qualche irriducibile nemico, ma è lo stesso Impero ad aver ritenuto quell’organizzazione sufficientemente incompatibile con la propria sicurezza da inserirla nella propria lista nera. Fin qui, dovrebbe essere tutto chiaro... cristallino!
Ma poi si scende nelle Province imperiali italiane e la faccenda diventa improvvisamente più creativa! A Milano persone appartenenti a quella medesima organizzazione si lasciano passare indisturbati, altri - che fino a ieri mettevano a ferro e a fuoco il Portogallo - ricevono mandati, frequentano tranquillamente la vita pubblica e partecipano allegramente alle iniziative in piazza!
E allora una domanda diventa inevitabile: la BL imperiale vale nelle Province Imperiali? Perché, se vale, sembrerebbe che qualche provincia non abbia ricevuto la notizia. Se non vale, sarebbe interessante sapere a cosa serva.
E soprattutto evitiamo di chiamare tutto questo “democrazia”. La democrazia, qualunque significato si voglia attribuirle nel 1474, non può consistere semplicemente nel lasciare che chiunque faccia ciò che vuole; salvo poi proclamarsi più liberi di chi governa effettivamente il proprio territorio.
Se un'organizzazione criminale, di predoni, responsabile di aggressioni, saccheggi e uccisioni, viene considerata una minaccia tanto da meritare la BL dell'Impero, permettere ai suoi appartenenti di muoversi indisturbati nelle province imperiali non è necessariamente liberalità. O no?
Potrebbe avere un nome assai più semplice: menefreghismo, strafottenza, complicità, oppure incapacità di controllare il proprio territorio.
Ed è precisamente qui che il continuo paragone con Venezia comincia a diventare interessante.
Venezia chiude un confine? E’ tirannia!
Venezia controlla chi entra? E’ oppressione!
Venezia stabilisce chi può navigare nelle proprie acque? E’ una prigione!
Venezia decide autonomamente con chi allearsi? Evidentemente anche questo diventa un problema, soprattutto per chi aveva immaginato che la Serenissima potesse trasformarsi nella propria dependance, o magari in una comoda Tortuga sulla quale lasciare bivaccare indisturbati ONE e Meridio.
Bisogna riconoscere che è una concezione estremamente comoda della democrazia: le regole degli altri sono tiranniche; le proprie possono tranquillamente non essere applicate!
Ma uno Stato sovrano non dimostra di essere libero perché lascia la porta aperta, dimostra di esserlo quando è lui a decidere chi possiede le chiavi per entrarvi!
Ed è questa la differenza che continuiamo ostinatamente a vedere cancellata dietro grandi discorsi su confini, sui processi e sulle prigioni .
Venezia può prendere decisioni severe: possono piacere oppure no, possono essere criticate, contestate e discusse; ma sono decisioni veneziane prese da istituzioni veneziane sul territorio veneziano.
La democrazia non consiste nell'avere uno Stato incapace di decidere per sé stesso e abbastanza debole da permettere a chiunque di farsi gli affari propri sul suo territorio,.
Ed è qui che il dibattito sulla libertà diventa ancor più interessante!
Perché, a questo punto, vi chiedo: quando la libertà diventa indifferenza?
Partiamo da lontano, dall’Irlanda, e prendiamo ONE che dispone ormai di una propria base territoriale, un proprio stato, ma nonostante ciò - al momento - sta conducendo ripetuti attacchi contro la Francia, arrogandosi perfino il diritto di stabilire chi può passare da Gibilterra verso l’Atlantico. Mi sembra chiaro che la conquista territoriale irlandese, non cancelli la natura né i metodi di un'organizzazione: possedere un territorio non trasforma automaticamente predoni e saccheggiatori in rispettabili vicini di casa, né conferisce loro una qualche patente di legittimità per stabilire che comandano su tutto l’Atlantico, nè intervenire militarmente dove più gli piace.
E infatti, mentre qualcuno discute di libertà e democrazia, ONE continua ad attaccare indisturbata.
E i democratici? Tutti zitti!
E invece è importante ricordarlo perché, quando si parla di guerre, qualcuno potrebbe essere tentato di mettere tutto nello stesso calderone e talvolta lo si fa!
Ma le guerre hanno cause, precedenti ed obiettivi che possono essere profondamente diversi.
La recente guerra combattuta da Venezia non nasce da una compagnia di predoni che decide di scegliere un territorio, attaccarlo, occuparlo o utilizzarlo secondo la propria convenienza. Quella guerra fu preceduta da una lunga sequenza di provocazioni, pressioni e iniziative dell'Impero allora guidato da Atum, in un contesto nel quale i rapporti fra settori imperiali e ONE erano ormai parte sostanziale dello scontro. E quanto accaduto durante e dopo il conflitto ha reso sempre più evidente quale fosse la posta in gioco: la colonizzazione della Serenissima.
Purtroppo per qualche “liberale democratico”, Venezia non fece ciò che qualcuno avrebbe desiderato e non divenne la Tortuga sulla quale ONE e i suoi amici potessero bivaccare indisturbati.
Sicché possiamo discutere all'infinito delle singole responsabilità della guerra, delle provocazioni che la precedettero e delle decisioni prese durante il conflitto, ma equiparare quella vicenda alle campagne condotte da ONE significherebbe cancellare deliberatamente contesto, cause e finalità.
Non ha nulla a che vedere con quanto accaduto in Portogallo, attaccato e occupato da ONE e Meridio e non ha nulla a che vedere con gli attacchi che ONE sta conducendo oggi contro la Francia.
In quei casi non stiamo osservando uno Stato che difende la propria autonomia politica all'interno di uno scontro nato da una crisi fra potenze sovrane, ma stiamo osservando un'organizzazione criminale che, dopo essersi procurata una propria base territoriale, continua a proiettare la propria forza fuori da essa contro altri territori sovrani.
E mentre ONE attacca la Francia, mentre le conseguenze delle sue azioni sono sotto gli occhi di tutti, i Meridio, suoi alleati, che figurano nella bl imperiale, entrano nelle province, ricevono mandati, partecipano alla vita di piazza come nulla fosse.
Sinceramente? Ma non vi sembra azzardato chiamare automaticamente tutto questo democrazia? Non credete che esista una differenza fra tolleranza e disinteresse? Mettersi in casa uomini appartenenti a un'organizzazione che il proprio stesso Impero ha inserito in bl, mentre quella medesima organizzazione attacca ripetutamente un altro Stato sovrano è democrazia? E’ liberalità? O piuttosto è menefreghismo, strafottenza, complicità, incapacità di saper controllare un territorio?
Uno Stato non dimostra la propria libertà e la propria democrazia lasciando entrare chiunque e non dimostra la propria apertura facendoli passare indisturbati e nemmeno affidando mandati senza preoccuparsi delle appartenenze di chi li riceve e non diventa più democratico semplicemente perché preferisce non vedere ciò che accade a casa sua.
La sovranità comporta libertà di decisione, certamente, ma comporta anche responsabilità delle decisioni prese!
Sicché forse, prima di contare le serrature alle porte di Venezia, sarebbe utile controllare chi entra da quelle imperiali.
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15/09/1474ODO PARA TODOS, NADA PARA NOSOTROS. Dentro il mondo delle BIL con Gianlupo.
KAP Venezia – Da Ginevra al Portogallo, passando per guerre, agguati, assalti a castelli e parecchi conti lasciati aperti, le BIL hanno attraversato mezza Europa senza chiedere troppi permessi. Con Gianlupo abbiamo provato a capire cosa ci sia dietro le Brigate Internazionali Libertarie: idee, amici, nemici, pazzie e una certa ostinazione nel non stare mai dalla parte "tranquilla" della storia.
Filangieri - KAP:
Gianlupo, ben trovato e grazie per avermi gentilmente concesso questa intervista. Ci conosciamo da tempo e, oltre a conoscerci, posso dire che tra noi ci sia un rapporto di rispetto e di amicizia. Sarebbe quindi piuttosto ipocrita da parte mia rivolgermi a te dandoti del voi. Se sei d'accordo, manterrei anche qui il nostro abituale e decisamente più sincero tu.
Gianlupo - BIL
Intanto ben trovata a te Fila, ti trovo in perfetta forma e piena di magnetica energia! E come sempre abbasso le ipocrisie!
Filangieri - KAP
Sei forse uno dei membri più conosciuti delle Brigate Internazionali Libertarie, ma naturalmente le BIL non sono soltanto Gianlupo: il gruppo è composto da molti altri uomini e donne, alcuni altrettanto conosciuti, altri forse meno noti a chi ne ha seguito le vicende soltanto dall'esterno. Vuoi essere tu a ricordarci qualcuno dei loro nomi e, magari, raccontarci chi sono le persone che compongono le BIL?
Gianlupo - BIL
Ovviamente le BIL non sono Gianlupo, fortunatamente dico io. I nomi sono tantissimi e molti collaborano e poi tornano alla loro vita, alle loro attività: siamo un gruppo aperto con cui si può agire liberamente perché al centro mettiamo l’individuo.
Malena, Keran, Lerio, Nannina, Marty, Noble, Dianavittoria, Costant, Barb, Vyl, Flege, Sab e tanti altri sono le persone che tengono vive le idee, le azioni e le pazzie che ci accompagnano quotidianamente!
Persone che hanno scelto uno stile di vita ben preciso: avventura, spirito di comunità, Gettarsi nei tafferugli, combattere le ingiustizie e i prepotenti.
Il nostro detto è: che ce ne foooott!?
Filangieri - KAP
Le BIL nascono come movimento dichiaratamente antisistema: combattete nobiltà, tirannie e strutture di potere e, almeno sulla carta, una realtà come Venezia - che qualcuno definisce sbrigativamente una dittatura - dovrebbe essere quanto di più lontano possa esserci dal vostro orizzonte politico. Eppure la storia delle BIL dimostra anche che essere contro il sistema non significa necessariamente restarne sempre fuori: avete combattuto accanto a Stati, eserciti e persone con idee molto diverse dalle vostre quando vi siete trovati a condividere una battaglia. Venezia, per esempio, ha combattuto contro un Impero che voi, come noi, considerate fortemente condizionato e corrotto dagli interessi di ONE, e che non si è limitato a invaderne il territorio, ma ha cercato di sottrargliene una parte per annetterla. Possiamo allora dire che, pur partendo da visioni politiche profondamente diverse, BIL e Venezia si siano trovate e potrebbero trovarsi in futuro, almeno su alcune questioni, ad avere intenti comuni?
Gianlupo - BIL
Quando siamo ripartiti dal Portogallo con i membri dell’Esercito dei Sette ci siamo ripromessi di incontrarci nuovamente e magari scontrandoci su fronti opposti.
Quello che è accaduto negli ultimi due anni è chiaro, uno slittamento pericoloso dell’Europa verso il male e l’apoteosi di ciò che combattiamo: la colonizzazione e la dittatura permanente.
Abbiamo deciso così di offrire il nostro aiuto per arginare, resistere e respingere questa onda intrisa di malvagità e ostacolare chi la supporta più o meno segretamente o velatamente.
Le BIL ovviamente hanno un’assemblea che è sovrana, ma nel caso in cui Venezia o anche l’Impero fossero sul campo di battaglia contro ONE, così come per la Francia e il Portogallo noi ci potremmo essere, dipende sempre che impegni abbiamo!
Questo non ci rende più buoni o malleabili, ma significa spostare le energie su un obiettivo comune.
Ciò non toglie che i nobili, i preti, i prepotenti, i servi del potere e i dittatori vanno contrastati con ogni mezzo necessario.
Filangieri - KAP
Nel vostro ultimo comunicato avete scritto che, sulla strada del ritorno, era arrivato il momento di saldare alcuni “conti aperti”. Il riferimento è chiaramente ad un vile agguato che le BIL subirono mesi fa mentre erano dirette in Portogallo e alle parole con cui, successivamente, quell’azione venne giustificata da esponenti imperiali. Ci racconti che cosa accadde allora e perché, a distanza di mesi, avete deciso di rispondere?
Gianlupo - BIL
A noi piace comportarci ed essere dei cazzoni (vedi tu come vuoi mettere questa mia esternazione).
Filangieri - KAP
Beh, Gian, la lascerei esattamente così! Vai pure avanti!
Gianlupo - BIL
Ci piace fornire questa idea di noi. Buona parte del nostro lavoro consta nell’osservare, ascoltare e prendere nota.
Ci diamo delle priorità.
A febbraio avevamo costituito il nostro esercito nel Berry, il cui prestigio è molto alto e dove alcuni di noi si trovavano. Altri erano sparsi ovunque.
Appuntamento a Ginevra per fare il rifornimento di cibo, armi filtri per poi dirigerci in Portogallo.
Non abbiamo mai chiesto il permesso a nessuno, nemmeno chiediamo il permesso per passare.
In Savoia, in Franca Contea, siamo sempre passati senza avere alcun problema tranne nelle fasi di guerra.
Eravamo pronti poiché entrare in un territorio ostile può esserci sempre un colpo di testa.
Eppure non è stata una coincidenza che durante il tentativo di colonizzare Venezia, l’Impero abbia temuto fossimo in combutta e ci abbia colpiti, in fondo si trattava pur sempre di aiutare ONE e i Meridio.
Siamo stati aggrediti e uno dei nostri due eserciti è stato respinto ai confini della Borgogna, mentre l’altro è passato, trovando riparo presso i pastori di Monte Falcetto.
Siamo stati inseguiti, braccati fino a Ginevra, dove il buon Spagnolo Meridio ci attendeva, ma fortunatamente abbiamo abbastanza esperienza per potercela cavare.
Avevamo scelto il Portogallo e abbiamo fatto una promessa.
Dato che i nostri comunicati le nostre parole seguono sempre delle azioni e mai viceversa, abbiamo mantenuto la promessa e mantenuto la priorità.
Però per noi vale la regola secondo la quale non si può pensare di organizzare delle imboscate, delle guerre e ostacolare la lotta a un nemico pensando di poterne uscire indenni.
Prima o poi, come diciamo sempre, l’orco paga sempre il conto e nei fatti accade sempre a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo necessario. Nulla di personale contro Jory in quanto uomo. Si fanno delle scelte e quando scegliamo dei titoli, delle riconoscenze e dei ruoli, tutti questo porta responsabilità che bisogna assumersi.
Gente che si fa chiamare mercenario e poi si prende il titolo di Prevot Imperiale… da sorridere, no?
Lui è un simbolo, uno di quelli che ahimè paga il conto.
Noi sappiamo che le nostre azioni sortiranno sempre delle conseguenze e ce ne prendiamo le responsabilità.
Non esiste perdere o vincere, esiste solo combattere le ingiustizie, coloro che le perseguono e le strutture che le generano. Molto semplice.
Filangieri - KAP
Parliamo dei Dark Brotherhood. Le BIL, come alcuni di noi, li conoscono da tempo: li abbiamo incontrati prima, poi quando combattevano nell’orbita di ONE e successivamente li abbiamo ritrovati al fianco dell’Impero. A Venezia, però, i loro calcoli strategici e militari si sono rivelati clamorosamente sbagliati, contribuendo a trascinare le forze imperiali in una disfatta storica e clamorosa. Al di là delle rivalità e della propaganda, che giudizio dai della preparazione militare e della capacità strategica dei DB? Li consideri avversari realmente pericolosi oppure la campagna veneziana ha mostrato tutti i limiti che avevate già avuto modo di osservare in passato?
Gianlupo - BIL
Mah! Sappiamo che negli ultimi 4 anni hanno partecipato a una sola guerra e non abbiamo avuto l’onore di scontrarci con loro.
Sappiamo che frequentano nobili, personalità titolate che contano nelle stanze del potere e altre vicine al male che avanza.
Ma soprattutto non siamo nessuno per poter esprimere valutazioni in merito a ciò che non conosciamo e che è distante da noi, soprattutto per ciò che rappresentano.
Filangieri - KAP
Le BIL combattono le tirannie, ma lo fanno anche attraverso la forza: agguati, assalti, confische e azioni che certamente i vostri avversari definirebbero criminali. E infatti, quando le BIL hanno messo pubblicamente sul tavolo quanto emerso in Lorena sui rapporti e sulle infiltrazioni riconducibili a ONE, la reazione di alcuni importanti esponenti imperiali mi ha colpita. Più che entrare nel merito di ciò che avevate denunciato o prendere le distanze da quanto stava emergendo, la risposta è stata, in sostanza: “proprio voi non potete venirci a fare la morale”. Eppure, dalle stesse discussioni interne lorenesi emerge che certi rapporti della provincia imperiale con ONE non erano esattamente una fantasia inventata dalle BIL. Esattamente come successo in Stiria, tra l’altro. Ti chiedo allora: quando ad un’accusa documentata si risponde screditando chi l’ha formulata invece di rispondere sui fatti, siamo ancora davanti a una difesa politica o forse, più semplicemente davanti all’imbarazzo di non poter smentire ciò che è stato portato alla luce, oppure - ed è l’ipotesi più grave – di fronte alla consapevolezza di essere complici di un’organizzazione criminale?
Gianlupo - BIL
Quello che mi piace di te Fila è sei capace di affrontare la complessità analizzandola e saperla restituire.
Personalmente, io penso che abbiamo avuto la prova tangibile del fatto che tutti sanno e tutti accettano a un certo livello di potere e della sua gestione l’asservimento e la complicità con ONE.
Esiste una complicità diretta e indiretta.
Il punto è che noi abbiamo tutto il diritto e le carte in regola per poter formulare un discorso etico su di loro (la morale la fanno i preti).
In Impero si vive nell’Imbarazzo generale, vivono sommersi da escrementi generati da loro stessi e dai loro amici ONE.
ONE che colpisce le coste francesi attualmente, quelle portoghesi e spagnole, ma mai… che ne so quelle olandesi, per dirne una a caso, eh!
Non è facile accettare che qualcuno dica la verità in pubblica piazza o li colpisca violentemente, per ciò che fanno e che rappresentano.
E poi penso gli dia fastidio che i beni e i soldi a loro sottratti dalle BIL finanzino le azioni contro ONE e i loro amici.
Li capisco, ma proprio questo ci rende liberi e indipendenti
Comunque gli ignavi sono i peggiori e la violenza è l’unico strumento per porli davanti allo specchio.
Filangieri - KAP
Negli ultimi mesi sei passato dalla Bretagna a Ginevra, dal Portogallo nuovamente verso casa; hai combattuto, sei stato ferito e hai visto compagni e avversari cadere. C’è stata una battaglia, una sconfitta, una vittoria o anche soltanto un momento che ha cambiato il tuo modo di vedere le BIL rispetto a quando hai cominciato?
Gianlupo - BIL
La mentalità da vinti e la sconfitta sono fondamentali per poter progredire e per esistere.
Non penso ci sia stato uno spartiacque che abbia caratterizzato qualcosa nella nostra storia, ogni avventura è un cambiamento, il nostro percorso è un processo evolutivo in divenire.
Non so se le BIL continueranno ad esistere, non so se io continuerò ad esistere, non so cosa accadrà in futuro.
Magari ci stancheremo.
Sicuramente so che le idee non moriranno mai. Noi non aspiriamo a gestire il potere, non ci interessa, così come abbiamo rifiutato onorificenze e premi che volevano consegnarci.
Non ci interessano i titoli, terre in regalo, ruoli o paghe.
Non siamo prostitute.
Penso che le BIL non cambieranno il mondo.
Le BIL indicano la direzione, tracciano sentieri e fanno ciò che va fatto laddove nessuno vuole farlo.
Proteggiamo i boschi e la libertà.
Facciamo ciò che ci piace fare.
Le BIL sono coscienza.
One, i loro gruppi affiliati, i tiranni, i nobili, i loro paggi, chi tira le fila di certi poteri e i preti non devono stare tranquilli.
Sanno che ci saremo per provare a ostacolarli, dovranno stare vigili perché tutto gli potrebbe accadere.
Guerre o assalti, attentati o aggressioni, per ora "Estamos Aqui. Todo para todos, nada para nosotros."
Filangieri - KAP:
Direi che non potrei trovare parole migliori delle tue per chiudere questa intervista.
Non so neppure io dove saranno le BIL domani, Gian, ma dopo questa lunga chiacchierata una cosa mi sembra abbastanza chiara: ovunque decidiate di andare, difficilmente passerete inosservati. E qualcuno, leggendo queste righe, probabilmente da stasera dormirà un po’ meno tranquillo.
Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato, per la franchezza delle risposte e, soprattutto, per non avermi costretta a darti del voi fino alla fine!
Estamos aqui!
E, visto che siamo partiti da lì, mi sembra doveroso lasciare l’ultima parola alle BIL con un “che ce ne foooott!”
14/09/1474SETTEMBRE IN SERENISSIMA: FERVONO I PREPARATIVI PER LA GRANDE SAGRA DELLA POLENTA!
Venezia – Mentre la torrida estate del 1474 si avvia finalmente alla conclusione, in Serenissima è già tempo di pensare all'autunno. E quale modo migliore per accoglierlo se non con tavole imbandite, vino, musica e, soprattutto, abbondanti quantità di polenta?
Fervono infatti i preparativi per la Grande Sagra della Polenta, in programma il prossimo 27 settembre nei territori di Sua Maestà, nel Principato di Lessinia, nei pressi di Verona.
L'evento, riservato ai Serenissimi, nasce per celebrare una delle note passioni culinarie di Sua Altezza Serenissima, il Doge Aldobrando, e promette di congedare degnamente un'estate decisamente troppo calda!
La locandina diffusa già alla fine di agosto ha già anticipato il programma: taverne aperte, musica, giochi e allegria fino a tarda notte, accompagnati da polenta in ogni forma, formaggi, salumi, carne, fagioli, funghi, vino, sidro e birra.
La scelta del luogo, poi, appare particolarmente felice: le terre di Sua Maestà nel Principato di Lessinia, nei pressi di Verona, offriranno la cornice ideale per una giornata di festa che si preannuncia affollata e che consentirà ai partecipanti di godersi i primi giorni d'autunno in uno degli angoli più suggestivi, piacevoli e sicuri della Repubblica.
D'altra parte, Venezia sembra aver preso gusto a salutare le stagioni come si deve. L'estate ci aveva già regalato feste, balli e serate sulle acque della Laguna e settembre porterà la polenta... e poi arriveranno ottobre, novembre e infine l'inverno. E conoscendo i serenissimi, difficilmente saranno mesi noiosi!
Ci attendono certamente nuovi avvenimenti, nuove feste, qualche viaggio, parecchie tavole apparecchiate e, con ogni probabilità, molte altre occasioni per riunirsi e brindare; perché il 1474 ci ha insegnato molte cose, ma una soprattutto: questo popolo ha sempre ottime ragioni per guardare al domani con ottimismo.
Per il momento, dunque, appuntamento al 27 settembre, nel Principato di Lessinia, territorio di Sua Maestà alle porte di Verona!
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10/09/1474VENEZIA, EMANATO IL DECRETO I/1474: CHIUSURA TOTALE DI CAPITALE E CONFINI E DIVIETO PER LE NAVI MILI
Venezia - Il Consiglio della Serenissima Repubblica di Venezia ha promulgato il Decreto Consiliare I/1474, che dispone a partire dall'8 settembre 1474 la chiusura totale della Capitale e dei confini.
Il provvedimento annulla la precedente normativa I/MCDLXXIII e fissa nuove e stringenti regole per il transito terrestre e marittimo all'interno del territorio repubblicano.
L'ingresso e lo stazionamento nella Capitale e nei confini della Serenissima richiedono un'autorizzazione scritta. Le richieste prive di risposta entro 24 ore sono da considerarsi respinte.
E’ fatto obbligo di esibire un lasciapassare per accedere alle città di Verona, Udine, Parenzo e Pola, indipendentemente dalla provenienza, inclusi i transiti dall'interno della Repubblica. Il blocco si estende specificamente ai nodi 1329, 1331, 2764, 2765, 2766, 2779 e ai nodi di confine orientali verso il Regno di Croazia, Celje e Rijeka.
In caso di rilascio del permesso, è vietato l'ingresso e il transito sul suolo serenissimo a gruppi armati o reggimenti superiori ai due elementi.
Resta in vigore il bando delle tre miglia nautiche per i porti della Repubblica. Le imbarcazioni non autorizzate saranno soggette a interventi punitivi immediati, incluso l'affondamento senza preavviso.
Il decreto sancisce inoltre l'interdizione della foce del Po - confermata come territorio sotto l'assoluto controllo veneziano - a tutte le unità navali di natura militare, consentendo l'accesso e il transito in entrata e in uscita esclusivamente al naviglio civile.
Tale disposizione si conforma al Trattato di Riconoscimento e Restaurazione precedentemente siglato tra l'Alleanza Aegis e lo SRING. L'accordo bilaterale riconosce il libero passaggio alla foce del fiume per le sole navi civili imperiali, imponendo loro di mantenere una distanza di sicurezza di due nodi dal porto di Venezia e di tre nodi dagli altri scali della Repubblica.
Il medesimo trattato non contempla infatti alcun diritto di transito per le unità militari imperiali, specificando che la cessazione delle ostilità non costituisce alleanza né limita i diritti sovrani delle parti.
A tutela della piena sovranità della Serenissima Repubblica di Venezia e in applicazione delle direttive del decreto, la flotta militare veneziana sta assicurando una presenza costante ed un pattugliamento continuo della laguna e delle acque territoriali mediante l'impiego delle proprie navi da guerra. Il dispositivo navale della Repubblica mantiene quindi la vigilanza necessaria all’interno dei confini della Serenissima, per garantire la sicurezza delle rotte commerciali autorizzate, applicare il nuovo decreto consiliare e respingere o neutralizzare qualsiasi incursione di unità militari non autorizzate che potrebbero rappresentare un pericolo o una minaccia per la popolazione.
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25/08/1474Due mesi dopo la guerra: il bilancio di Aegis
Venezia - Circa due mesi dopo la conclusione della guerra tra l’Alleanza AEGIS e SRING, KAP Venezia ha incontrato Lady Ori di Valacchia, Gran Cancelliere di AEGIS, per ripercorrere quei mesi di combattimenti e valutare il conflitto con il senno di poi. Ora che le armi tacciono ed il trattato di pace è stato firmato, abbiamo chiesto a una delle figure chiave della campagna e voce di spicco di AEGIS di ripercorrerne l’andamento, valutare le perdite subite dalle forze imperiali e condividere la sua attuale visione lucida sulla guerra e sul suo esito.
Filangieri – KAP:
A un paio di mesi dalla conclusione del conflitto, come giudichi l'andamento complessivo della guerra contro SRING?
Ori – AEGIS:
A distanza di un paio di mesi, direi che la guerra è invecchiata piuttosto bene per AEGIS, Filangieri. I nostri eserciti hanno operato lontano da casa, attraverso territori ostili e contro forze considerevoli, riuscendo comunque a colpire dove SRING si riteneva al sicuro.
Ma, cosa ancora più importante, siamo entrati in quella guerra con obiettivi nostri. Li abbiamo raggiunti, la pace è stata firmata e le nostre forze sono tornate a casa. La considero una campagna di successo.
Filangieri – KAP:
Puoi ricordarci quali sono state, complessivamente, le perdite subite da SRING nel corso della guerra?
Ori – AEGIS:
SRING ha subito perdite considerevoli nel corso della guerra, Filangieri. Non fingerò di poterti dare adesso un numero perfettamente preciso e non ho alcuna intenzione di gonfiarne uno per ottenere un titolo migliore.
Quello che posso dirti è che hanno schierato forze considerevoli contro AEGIS e ne hanno pagato il prezzo sul campo di battaglia. Abbiamo combattuto lontano da casa, mantenuto la pressione e dimostrato ripetutamente che i numeri, da soli, non erano sufficienti a fermarci.
SRING sa cosa ha mandato contro di noi e cosa è tornato indietro. Credo che questo risponda alla domanda meglio di qualsiasi cifra opportunamente confezionata.
Filangieri – KAP:
Guardando oggi a quella guerra con un po' di distanza, qual è la tua opinione su ciò che è accaduto e sul suo esito?
Ori – AEGIS:
Con un po' di distanza, trovo ciò che è accaduto dopo la guerra quasi più divertente della guerra stessa.
A quanto pare, perché AEGIS avesse vinto, ci si aspettava che annettessimo province, svuotassimo tesorerie, pretendessimo teste e magari portassimo a casa qualche sedia come souvenir. Il piccolo inconveniente di questa argomentazione è che nessuna di queste cose è mai stata tra i nostri obiettivi.
AEGIS sapeva cosa era venuta a ottenere. SRING sapeva cosa eravamo venuti a ottenere. E quando i combattimenti sono terminati, SRING ha firmato un trattato che riconosceva la forza, la disciplina e l'eccellenza militare dimostrate da AEGIS durante la guerra. Non abbiamo richiesto né territori né riparazioni, perché non avevamo bisogno né degli uni né delle altre.
E sì, Filangieri, lo so, a Strasburgo ballano. Sembrano molto fieri di questo. Ma hai notato una cosa? Nonostante tutto quel ballare, stanno ancora ballando sulla melodia che abbiamo suonato noi.
Quindi lasciamoli ballare. Non ho nulla contro i festeggiamenti. Trovo semplicemente divertente quando qualcuno celebra la musica fingendo di non accorgersi di chi abbia scelto la melodia.
Le persone sono libere di scrivere qualunque versione della guerra renda il risultato più facile da digerire. L'inchiostro è paziente, da questo punto di vista. La firma su un trattato di pace è un po' meno flessibile.
Filangieri – KAP:
Ringraziamo Lady Ori di Valacchia per il tempo che ci ha dedicato e per aver condiviso con KAP Venezia e i suoi lettori la propria testimonianza e le proprie considerazioni sulla guerra appena trascorsa.
Per completezza, riportiamo di seguito il testo originale dell’intervista in lingua inglese. La versione pubblicata sopra è una traduzione italiana a cura di KAP Venezia.
For completeness, we include below the original English version of the interview. The Italian version published above is a translation prepared by KAP Venezia.
TWO MONTHS AFTER THE WAR: THE ASSESSMENT OF AEGIS
Approximately two months after the conclusion of the war between the AEGIS Alliance and the SRING, KAP Venezia caught up with Lady Ori of Wallachia, Grand Chancellor of AEGIS, to look back at those months of fighting and assess the conflict with the benefit of hindsight. With the weapons now silenced and the peace treaty signed, we asked one of the campaign's key figures and a leading voice of AEGIS to retrace its course, evaluate the losses suffered by the imperial forces, and share her current, clear-headed perspective on the war and its outcome.
Filangieri – KAP:
A couple of months after the conclusion of the conflict, how do you judge the overall progress of the war against SRING?
Ori – AEGIS:
A couple of months later, I would say the war has aged rather well for AEGIS, Filangieri. Our armies operated far from home, across hostile territory and against considerable numbers, and still managed to strike where SRING believed itself secure.
But more importantly, we entered that war with objectives of our own. We achieved them, peace was signed, and our forces returned home. I consider that a successful campaign.
Filangieri – KAP:
Can you remind us what the overall losses suffered by SRING were over the course of the war?
Ori – AEGIS:
SRING suffered considerable losses over the course of the war, Filangieri. I won't pretend to give you a perfectly precise number now, and I have no intention of inflating one for the sake of a better headline.
What I can tell you is that they committed substantial forces against AEGIS and paid for it on the battlefield. We fought far from home, maintained the pressure and repeatedly proved that numbers alone were not enough to stop us.
SRING knows what it sent against us and what came back. I think that answers the question better than any conveniently polished number could.
Filangieri – KAP:
Looking back at that war today with a bit of distance, what is your opinion on what happened and its outcome?
Ori – AEGIS:
With some distance, I find what happened after the war almost more entertaining than the war itself.
Apparently, in order for AEGIS to have won, we were expected to annex provinces, empty treasuries, demand heads and perhaps carry a few chairs home as souvenirs. The small inconvenience with that argument is that none of those things were ever our objectives.
AEGIS knew what it came to achieve. SRING knew what we came to achieve. And when the fighting ended, SRING signed a treaty acknowledging the strength, discipline and military excellence demonstrated by AEGIS during the war. We demanded neither territory nor reparations, because we had no need for either.
And yes, Filangieri, I know ,they dance in Strasbourg. They seem very proud of that. But have you noticed something? For all that dancing, they are still dancing to the tune we played.
So let them dance. I have nothing against celebrations. I simply find it amusing when someone celebrates the music while pretending not to notice who chose the tune.
People are free to write whatever version of the war makes the outcome easier to digest. Ink is patient that way. A signature on a peace treaty is somewhat less flexible.
Filangieri – KAP:
We would like to thank Lady Ori of Wallachia for her time and for sharing her account and reflections on the recent war with KAP Venezia and its readers.