Olimpia Oriente Frescobaldi lascia il “Palazzo” per il campo di battaglia. Il messaggio a Strasburgo è uno solo: "L'onore si lava col sangue".
Ci sono momenti in cui la politica deve iniziare a chiamare le cose col loro nome: il 3 febbraio 1474, Sua Maestà Oriente ha rassegnato le dimissioni da Doge, per un motivo che nei palazzi di Strasburgo hanno forse finto di ignorare: la guerra.
La scelta è chiara: Sua Maestà rivendica il suo ruolo di Generale Lanzichenecco a protezione dell'onore e della sovranità di Venezia.
E’ l'atto finale che certifica una verità: con un "insulso fiancheggiatore di ONE" - ogni riferimento ad Atum è voluto e documentato nei fatti - il tempo delle parole è terminato.
Come ha già ribadito la stessa Doge: “le parole le porta il vento. Le balle, pure”, ora soffia un vento di tempesta che non si placherà.
Il linguaggio usato è crudo: “l'onore macchiato da parole senza senso si lava con il sangue”.
E’ una frase che non lascia spazio a molte interpretazioni, significa che chiunque intenda difendere i collusi di ONE, chiunque scelga di fare da scudo a chi ha tradito per una poltrona, sappia che Venezia è pronta a regalargli la morte, senza distinzioni e senza indugi.
Se un Doge si toglie le vesti regali per imbracciare personalmente le armi, significa che si è superato il livello di guardia; significa che il cagnolino di ONE ha tirato troppo la corda.
Venezia non accetta più offese da chi considera complice della feccia.
La Repubblica ha risposto immediatamente e compattamente ed è in armi.
Ed ora che la guida politica si fa guida militare, il messaggio per Atum è di una semplicità disarmante: preparate filtri e cerusici, perché i Lanzichenecchi di Venezia non vengono a portarvi i saluti, ma la resa dei conti.
Filangieri redattore KAP Venezia CC Capo redattore KAP Venezia
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02/02/1474]L'oro di Napoli
Leggo con un misto di stupore e sincero divertimento le riflessioni di qualcuno. Mi colpisce, in particolare, la timidezza nel collegare i puntini di un disegno che oramai definire solare è poco. Se c’è chi ancora dubita che l’Imperatore Sigismondo Alessandro Dei Lante, detto Atum, sia il capofila di un sistema marcio che strizza l'occhio a ONE, allora è il caso di rinfrescargli la memoria.
Tutto inizia prima dell’elezione. Durante la campagna elettorale qualcuno serviva ad Atum una domanda su un piatto d'argento: "Cosa ne pensate dello sconfinamento delle Due Sicilie?". E Atum, rispondeva: "Atto grave, violazione palese ". Peccato che, mentre faceva il duro in pubblico, nelle salette private, banchettasse con la corona duosiciliana e con la reggente Bossa, procacciatrice di voti e di accordi sottobanco.
L'accordo era chiaro: voti in cambio del permesso (ufficioso) di sconfinare per colpire ONE. Atum in quel momento aveva bisogno dei voti di tutti, compreso Clovis.. un criminale graziato proprio da Bossa che oggi, guarda caso, è tornato a braccetto con ONE. Qui una vedetta del giorno 8 gennaio 1474, davanti al Portogallo.
[quote] 8 gennaio 1474
O.N.E. - 𝔟𝓁υ Ⓣ𝐀ίράℕ ☠︎
Lordblu
O.N.E. - O𝒷𝔩𝐈ᐯι𝓞𝓝
Marie_pomeline
Sea Hawk
Davonna
O.N.E. War Ensemble
Hel
O.N.E. Sea Eagle
Aragorn.ii.elessar
Le Vitriol
Clovis..
The Black Hand
Rga
O.N.E. The Red Queen
Wendela
O.N.E. Poison Ivy
Archigenes
O.N.E - Mors tua vita mea
Jole
O.N.E. Moonlight
Quadira
[/quote]
In pratica, Atum s’è venduto come la peggiore delle cortigiane per i voti. Una volta ottenuta la poltrona, il metodo Atum è diventato sistema: ai sostenitori delle Due Sicilie diceva di non temere perché le sue condanne erano solo pro forma, servivano solo per un po’ di fumo in piazza. Ma poi, il 2 novembre, se ne usciva con un proclama delirante in cui accusava R2S di provocazioni e ordinava l'invio degli eserciti della Confraternita Nera a Siena, con la scusa di "mantenere l'ordine". In pratica, mentre chiedeva pace e dialogo, armava la mano di mercenari ai confini sud dell'Impero.
Un comportamento che forse è sembrato schizofrenico alla Corona duosiciliana, ma che invece era deliberato.
Immaginate lo stupore, o meglio, il profondo smarrimento che deve aver colto i palazzi di Napoli alla lettura del proclama imperiale del 2 novembre.
Eh già, perché non parliamo solo di promesse verbali, ma di oro, di ducati sonanti. La Corona delle Due Sicilie aveva generosamente finanziato la campagna elettorale di Atum sostenendone la candidatura. Perché? Perché il patto era il sostegno economico in cambio della promessa solenne di guerra totale contro ONE e Meridio.
Provate a mettervi nei panni di chi ha investito risorse e fiducia in quello che credeva un alleato, per poi ritrovarsi con un Imperatore che, una volta incassati i denari e il titolo, emette un proclama dove accusa i suoi stessi finanziatori di 'provocazioni' e 'violazioni'. E’ il momento esatto in cui lo stupore lascia il posto alla consapevolezza: Atum non ha usato quei ducati per mantenere la parola e proteggere l'Impero, ma per comprarsi la facoltà di tradire chi aveva contribuito a mandarlo sul trono. Vedere gli eserciti mercenari ammassati a Siena, pagati forse anche con quello stesso oro, deve essere stato uno schiaffo in faccia.
Passiamo ora alla gestione dell'ordine pubblico. Mentre Sigismondo s'ammanta di porpora a Strasburgo, a Siena consente a figuri del calibro di Labrador di fare la spola tra le province italiche imperiali per armarsi ed arringare le folle.
Da Siena, sotto l'ala protettrice dell'Aquila Imperiale - che non ha mosso un dito - Labrador ha vomitato minacce e incitamenti a 'tagliare la testa al serpente' duosiciliano e a 'spazzare via i tirapiedi' nella Laguna Veneta. Parole che Atum non ha solo finto di non udire, ma che ha probabilmente ispirato nelle sue celebri stanzette private. E’ il metodo più vecchio del mondo: lasciare che i cani latrino (ci perdoni Labrador, ma il nome è stato d’ispirazione) per provocare una reazione, per poi gridare all'aggressione non appena il vicino brandisce la spada per difendersi.
E infatti, quando Venezia e Napoli hanno risposto sdegnate alle minacce, l'Imperatore ha sfornato l'ennesimo capolavoro di ipocrisia: un comunicato intitolato, con un coraggio ai limiti del ridicolo, Il y a des limites à la Tromperie (Ci sono limiti all'inganno).
In questo testo, Atum raggiunge il livello “saltimbanco”. Accusa le Due Sicilie di disonestà e riesuma vicende di due anni fa per tacciare Napoli di mire espansionistiche su Siena. Ma la perla è l'accusa a Venezia: secondo l'Imperatore, la Serenissima vorrebbe il 'controllo assoluto dell'Adriatico'.
Ma la memoria, a volte è un nemico terribile per chi vive di menzogne. Atum sembra soffrire di un'amnesia selettiva che definire sospetta è un eufemismo. L'attuale Imperatore si professa custode della legalità, accusa Napoli e Venezia, ma dimentica di essere l'erede naturale della gestione di Didicus, guarda caso marito di quella Bossa che gli ha spianato la strada con la compravendita di voti.
Fu proprio sotto la gestione Didicus che il porto di Orbetello smise di essere un approdo imperiale per diventare l'officina ONE: fu lì che le navi di ONE furono riparate e rimesse a nuovo tra un attacco e l’altro alla Francia. Atum oggi grida allo scandalo per i turchi a Napoli, ma tace sul fatto che l'Impero abbia offerto logistica e protezione ai macellai ONE. Atum non è e non è mai stato un nuovo inizio, è solo il secondo tempo della svendita della sovranità ad ONE.
E se ancora qualcuno nutrisse dubbi sulla simbiosi tra Strasburgo e i vertici irlandesi basterebbe citare le tante fughe di notizie che ci sono e che dimostrano sempre e solo una cosa: che tra Strasburgo e l’Irlanda esiste un canale di comunicazione diretto, una linea privilegiata. E se ancora non bastasse, un’ulteriore prova arriva dalla bocca dello stesso capo di ONE, che rassicurava ironicamente i portoghesi che i soccorsi imperiali non sarebbero mai arrivati.
Basta? Ovviamente no. Proprio mentre Atum lanciava i suoi strali contro i presunti sconfinamenti altrui, l’Ammiraglio fiorentino Artemisiasanchez veniva sorpresa a violare deliberatamente la sovranità di Napoli. Un errore di rotta, direte voi. Peccato che la fiorentina agisse sotto gli ordini diretti dell’Ammiraglio Imperiale Mooze. E qui la vicenda diventa criminale perché Mooze non si è limitato a invadere acque straniere, ma ha tentato attivamente di corrompere funzionari della Corona duosiciliana. L’obiettivo? Ottenere informazioni riservate sulla posizione e sulla consistenza delle unità navali napoletane.
Ma se ancora qualcuno, avesse il coraggio di invocare il beneficio del dubbio, lo invitiamo a leggere il riassunto esaustivo del reggente duosiciliano Gitano in Piazza Italica che parla di fatti dimostrabili pezzo per pezzo.
Egli infatti smentisce il tentativo di buttarla in caciara di Atum e traccia in pubblica piazza un riassunto magistrale e cronologico del tradimento imperiale. Non si tratta di suggestioni: Gitano ha ribadito che a sostegno di ogni singola accusa esistono decine e decine di prove documentali. Una montagna di evidenze che l'Impero non può cancellare e che trasforma i proclami di Atum in pura letteratura di fantasia per sudditi creduloni. Gitano parla di voto di scambio per l’affondamento di Shisui. Dice che la collaborazione tra Impero e Regno, iniziata dopo la morte di Didicus, è naufragata sull'altare delle ambizioni di Atum. Il patto era chiaro: la Reggente Bossa chiedeva i voti del Regno per Atum, offrendo in cambio l'affondamento della nave di Shisui.
Una compravendita elettorale in piena regola, dove la stessa Bossa rassicurava Napoli che i futuri comunicati di condanna sarebbero stati "carta straccia" ad uso della piazza. Peccato che, una volta incassati i voti, Atum abbia deciso che quella carta straccia dovesse diventare un cappio per i suoi stessi elettori.
E così mentre Atum diventava Imperatore, a Siena si radunava il peggio. Gente come Karmat, che minacciava il Regno in privato, o Labrador, fresco di ritorno dall'Irlanda (base di ONE), che cercava complici per un golpe a Napoli. Quando il Regno ha chiesto conto di queste minacce, Atum ha risposto con un agghiacciante "Perché no?", avallando di fatto il piano dei sovversivi. E’ qui che la diplomazia è morta, uccisa da un Imperatore che ha scelto di fare da scudo a ONE.
La prova definitiva della collusione arriva dal Portogallo e lo ribadiamo: mentre Lisbona implorava aiuto, l'Impero rispondeva di "non potere" a causa delle Due Sicilie. Una menzogna smentita dai fatti: il capo di ONE sapeva già che l'Impero non si sarebbe mosso. E come poteva non saperlo, se a Strasburgo le spie siedono nei posti chiave?
Il tilt finale è avvenuto con l'arrivo dei turchi. L'Ammiraglio Mooze, forse in preda al panico, è arrivato a chiedere al Capoporto di Gaeta di spiare le proprie navi per conto dell'Impero. Un tentativo di corruzione talmente maldestro da risultare, come dice Gitano, "divertente", se non fosse tragico.
Il vero mistero che Gitano solleva, e che noi giriamo ai lettori, non è più se Atum sia colpevole, ma come facciano i nobili imperiali a correre ancora in difesa di chi ha rubato le casse a Firenze e attaccato Genova. Sicché, Atum può scrivere tutti i proclami che vuole, può accusare Venezia e Napoli di manipolazione finché non finisce l'inchiostro, ma non potrà mai spiegare perché i criminali, dagli ONE ai vari Labrador passando per Karmat, si sentano così sicuri sotto la sua protezione. Ma ormai la statura morale di gente come Atum o Bossa è nota a chiunque; ciò che stupisce è come sia possibile che genti d'onore, che vivono in Impero, continuino a chinare la testa davanti a un trono che emana un odore di putrefazione sempre più insopportabile.
Comunque, mentre il sistema Atum vacilla, che fine ha fatto il fiero agitatore Labrador? Le ultime notizie lo danno avvistato a Mirandola, intento in manovre non meglio precisate. Due sono le opzioni, ed entrambe sono pietose: o sta cercando di farsi arruolare come lancia in qualche esercito imperiale - e in quel caso Atum getterebbe definitivamente la maschera, arruolando ufficialmente chi minacciava di 'tagliare la testa al serpente' - oppure sta semplicemente scappando.
In quest'ultimo caso, ci sarebbe da riderne vita natural durante: il grande rivoluzionario che prometteva di spazzare via Venezia e le Due Sicilie, che scappa appena vede i turchi.
Filangieri redattore KAP Venezia CC Capo redattore KAP Venezia
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30/01/1474Atum nella blacklist: Venezia e Napoli firmano la resa dei conti
Se stavate cercando un linguaggio felpato, avete sbagliato indirizzo, perché il comunicato congiunto firmato dalle Loro Maestà Olimpia Oriente Frescobaldi e Clarice della Carmagnola è un atto d’accusa pesantissimo.
Per la prima volta un Imperatore non viene solo criticato, viene ricercato!
Sigismondo Alessandro dei Lante, detto Atum, finisce dritto dritto nella Lista Nera.
L’analisi delle due Sovrane è lucida: l’Imperatore ha trasformato il trono di Strasburgo in una succursale operativa di ONE.
Se ne parla da tempo nei corridoi di molti palazzi del potere, ma ora c’è l’ufficialità di due stati sovrani: Napoli e Venezia.
Atum ha giocato sporco: ha finto di essere assediato mentre armava la mano dei mercenari; ha parlato di pace mentre i suoi ammiragli facevano spionaggio nei porti altrui.
Il passaggio più politico del documento è un avviso ai naviganti (ai futuri Imperatori): "Nessun Regnante ha il diritto di imporre la propria volontà oltre le mura della propria casa". E’ la pietra tombale sulle pretese egemoniche dell’Imperatore, perché c’è un limite e Sigismondo Alessandro dei Lante, detto Atum, quel confine lo ha saltato a piè pari. Il comunicato congiunto di Clarice della Carmagnola e Olimpia Oriente Frescobaldi non si limita a metterlo al bando, ma svela il trucco più vecchio del mondo: il ladro che grida “al ladro!”
Per mesi Atum ha inondato le cancellerie di fandonie con comunicati creativi; ha provato a dettare legge a casa d’altri, inventandosi, di sana pianta, presunti interessi marittimi di Venezia volti ad una fantomatica espansione su tutto l’Adriatico. Non pago, ha accusato il Regno delle Due Sicilie di voler annettere territori imperiali.
Peccato che i fatti dicano l'esatto contrario: mentre l’Imperatore disegnava mappe immaginarie di invasioni subite, i suoi mercenari - quelli veri - assaltavano cittadini duosiciliani, i suoi scout spiavano i porti tidiellini, il suo ammiraglio tentava di corrompere funzionari della corona napoletana, e tutti i suoi sgherri trovavano rifugio a Siena, limite più a sud del confine imperiale. E, infine, non pago di sparare balle, ha deciso di usare il suo potere imperiale come un passe partout per decidere chi dovesse attraccare e sbarcare nei porti di Napoli.
Atum ha tentato di vendere l’idea di un Impero assediato per giustificare il suo asservimento totale ad ONE, ma il trucco è stato scoperto.
L’accusa più infamante resta infatti quella della connivenza. L’imperatore viene descritto come un sovrano che ha "tradito il mandato ricevuto" per piegarlo ad interessi occulti: mentre il Portogallo veniva sbranato da ONE, l'Impero fischiettava. Ora che il fango è arrivato a lambire il municipio di Silvi, le due Sovrane chiariscono il concetto: chi serve Atum, serve ONE. E chi serve ONE ne condividerà la sorte.
Le operazioni congiunte che verranno, non saranno rivolte contro il popolo imperiale — dicono da Napoli e Venezia — ma saranno una bonifica per smantellare le reti dei criminali amici di Atum. Il messaggio ai soldati imperiali è chiaro: "Chi rifiuterà ordini illegittimi sarà ricordato come giusto". In pratica, un invito alla disubbidienza verso un sovrano considerato ormai illegittimo.
La conclusione del comunicato infatti è: "La pace resta possibile. Ma non sotto Atum".
Filangieri redattore KAP Venezia CC Capo redattore KAP Venezia
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28/01/1474La co... rona di paglia.
Bisogna possedere una sfrontatezza non comune, questo va ammesso; occorre la tempra del mentitore di professione per svegliarsi una mattina a Strasburgo e decidere che la verità è un orpello superfluo.
Il Sacro Romano Imperatore, al secolo Atum, non sapendo come giustificare mesi di provocazioni, ha pensato bene di rispolverare una vecchia offesa per il suo casus belli. E’ il logoro trucco della difesa preventiva, che stavolta però ha cozzato contro due scogli d'acciaio: il pragmatismo veneziano e l'onore duosiciliano.
Iniziamo dalla Serenissima: il Doge, Sua Maestà Olimpia Oriente Frescobaldi, è stata chirurgica e nel suo ultimo comunicato si è tolta i guanti di velluto: “Le parole le porta il vento. Le balle, anche”.
Tradotto dal vernacolo lagunare: Atum mente sapendo di mentire. Il Doge ci ricorda un dettaglio che l’Impero tende a scordare: Venezia possiede una forza militare vera, autentica, temprata nel sangue delle battaglie vinte, non fatta di genti d'armi improvvisate. E, soprattutto, la Serenissima non intende e non intenderà respirare l'aria ammorbata dalla felice connivenza imperiale con ONE. Se un solo reggimento imperiale calpesterà il suolo veneziano, sarà un nemico da abbattere.
Dall’altra parte, nel Regno delle Due Sicilie, la Regina Claricee della Carmagnola ha messo in fila i fatti e la cronaca è spietata: Atum, appena asceso al trono, ha pensato bene di riesumare la disputa di Orbetello. Una faccenda già risolta e sigillata dal precedente Imperatore. Perché? Semplice: gli occorreva un pretesto.
E, mentre Strasburgo blatera di sicurezza, nella Provincia di Siena da mesi e mesi è stata allestita una grande locanda per malfattori, ex ribelli e sgherri di ONE. Gente che nelle piazze imperiali urla alla morte della nobiltà napoletana e veneziana.
E Atum? Volge lo sguardo altrove. E come se non bastasse, veniamo a sapere che vi sono ammiragli imperiali che sconfinano nelle acque duosiciliane o che tentano di corrompere ufficiali in Terra di Lavoro per spiare il numero di navi nei porti.
Ma la perla è un’altra: mentre i regni di mezzo mondo (dalla Linguadoca a Valencia) iniziano a chiudere le porte a Strasburgo per il puzzo di tradimento, emerge un dettaglio che gela il sangue: il capo di ONE, aveva comunicato con anticipo che l'aiuto dell'Impero ai portoghesi non sarebbe mai arrivato. E così è stato.
A Napoli e Venezia non si presta più fede alle favole, ed ora che gli eserciti turchi sono giunti nel Regno delle Due Sicilie - per invito legittimo di un Regno Sovrano - Atum grida all'espansionismo.
Fa sorridere: l'Imperatore che protegge orde di nemici di Napoli in quel di Siena, ora vorrebbe decidere chi la Regina Claricee può ospitare nel proprio palazzo. E’ il delirio di chi crede che il Mediterraneo sia il suo stagno personale.
La sentenza di Sua Maestà Claricee è un ultimatum morale: o molti regni mentono, o uno solo inganna. E quell'ingannatore siede sul trono imperiale.
Atum ha preteso di fare il proprio porco comodo, ma ha scordato un particolare: la fratellanza e l’alleanza tra alcuni regni, è più solida e duratura dei suoi mercenari venduti.
E Sua Maestà Claricee conclude: Il tempo delle ambiguità e delle provocazioni è finito. È giunto il momento per i cittadini imperiali di scegliere da che parte stare: se continuare a essere servi per procura di ONE, oppure opporsi apertamente a costoro assumendosene tutte le conseguenze.
Filangieri redattore KAP Venezia CC Capo redattore KAP Venezia
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27/01/1474Lo SRING gioca col fuoco
L'ultima serie di comunicati tra gli ottomani e gli imperiali, rivela una verità imbarazzante: lo scontro non è solo militare, ma culturale. Da una parte, un Sultano che non accetta lezioni di logistica; dall’altra, un Imperatore che pare abbia scambiato la diplomazia per un esercizio di retorica vuota e, francamente, un po’ ignorante.
Il primo passo falso di Sigismondo Alessandro Dei Lante è da manuale del perfetto incompetente, e la recente pubblicazione dei dispacci tra l’Impero Ottomano e lo SRING mette a nudo una realtà diplomatica complessa, segnata non solo da incomprensioni terminologiche ma soprattutto, da una cronologia dei fatti che solleva pesanti interrogativi sulla coerenza del Sacro Romano Impero.
Il primo attrito nasce da una questione di prospettive: nello scrivere al Sultano Zorro94, l’Imperatore Atum utilizza l'espressione "Signore delle terre lontane", ma ciò che per lui voleva essere un omaggio alla vastità dei domini ottomani, è stato recepito dal Sultano come una prova di ignoranza. La risposta del Sultano è stata immediata e tagliente, ricordando a Strasburgo che la vicinanza è misurata dalla velocità dei cavalli e delle navi, non dalle mappe dei palazzi imperiali. Questa mancanza di sensibilità diplomatica ha immediatamente irrigidito i rapporti, svelando la profonda ignoranza degli imperiali, troppo rivolti al proprio ombelico per comprendere la reale portata del potere ottomano. Ma qui non siamo solo di fronte ad una gestione dilettantesca, ma davanti ad una palese e sistematica ignoranza dei confini e della sovranità altrui. Potremmo dire che Atum sia ossessionato dal “cosa fate?” .
E infatti uno dei punti centrali delle lettere inviate dall’Imperatore è una continua, quasi ossessiva, richiesta di chiarimenti sui movimenti ottomani. L'Impero interroga il Sultano, come se quest'ultimo dovesse rendere conto delle proprie rotte commerciali o militari. Peccato che, come sottolineato con fermezza dal Sultano Zorro94, le forze ottomane si trovino nei territori del Regno delle Due Sicilie e non entro i confini imperiali.
Questa pretesa di monitorare e sindacare ciò che accade in casa d'altri rivela una lacuna diplomatica profonda: l'Impero sembra convinto che la propria curiosità sia un diritto universale, ignorando che le relazioni tra il Sultano e il Regno delle Due Sicilie non sono affari che competono a Strasburgo. Chiedere conto ad un sovrano straniero dei suoi spostamenti in terre terze è pura, semplice e prepotente ingerenza, mossa da una totale ignoranza. In poche parole: ad Atum ed alla sua Cancelleria mancano le basi.
L’aspetto più critico dell’intera vicenda riguarda però la giornata del 23 gennaio.
In mattinata, l’Imperatore SRING invia una missiva dai toni concilianti, dichiarando di non nutrire ostilità, sospetto o rancore e appellandosi alla trasparenza. Peccato però che la cronaca dei fatti riportata dal Gran Visir Ragnaros smentisca nei fatti questa distensione: la sera stessa della lettera “pacifica”, l’Imperatore ha formalizzato una richiesta di Auxilium.
Ed è qui che emerge la contraddizione logica: come può un sovrano invocare il dialogo pacifico al mattino e mobilitare risorse belliche la sera stessa? Questa dicotomia suggerisce o una frattura interna alla catena di comando imperiale o una precisa strategia di disorientamento e provocazione ai danni del grande Impero Ottomano e del Regno delle Due Sicilie.
Ma per comprendere meglio, dobbiamo fare piccoli passi sulla cronologia della menzogna per poter svelare l'ipocrisia imperiale. La mattina del 23 gennaio 1474, l’Imperatore Atum scrive una lettera traboccante di rispetto e spirito di trasparenza, giurando di non nutrire sospetti. E’ solo una maschera, maschera che cadrà dopo pochissime ore: la sera stessa, l'Impero richiede ufficialmente un Auxilium, dimostrando che mentre la penna scriveva parole di pace, la mente stava già preparando la mobilitazione. Il Gran Visir Ragnaros ha evidenziato il paradosso temporale: l'Impero ha dichiarato lo stato di allerta prima ancora che gli ottomani si muovessero da Silvi verso Teramo. Questo significa che l'Imperatore non stava reagendo ad una minaccia reale, ma stava fabbricando una crisi basata su supposizioni, o peggio, stava cercando di giustificare un'azione bellica già decisa a tavolino.
A rendere il quadro ancora più grottesco è la giustificazione addotta per questa mobilitazione: la presunta minaccia duosiciliana. Ma di quale minaccia parla l’imperatore, visto che i dati oggettivi sul campo dicono altro? Dall'inizio del suo insediamento, è stato proprio l'Impero a schierare ben cinque eserciti di mercenari sul confine meridionale, a ridosso del territorio duosiciliano. Una mobilitazione massiccia che non trova giustificazione in alcuna azione ostile da parte di Napoli. A questo si aggiunge un fatto gravissimo che mina ogni residua credibilità imperiale: l'aver permesso a sedicenti rivoluzionari di armarsi e stabilirsi proprio su quel confine. Gruppi che non hanno fatto mistero delle loro intenzioni, arrivando a minacciare apertamente la decapitazione della classe dirigente duosiciliana e veneziana. Di quale minaccia va cianciando l’Imperatore, se è lui stesso a foraggiare chi predica il sangue e il rovesciamento dei governi vicini? Quindi, tirare fuori la minaccia R2S per giustificare un Auxilium oggi è un insulto all'intelligenza di qualsiasi osservatore.
Il sospetto, che ormai sta diventando certezza, è che questo modo di fare non sia casuale. La domande quindi è: l'Impero sta forse cercando di creare un diversivo? L'obiettivo? Tenere impegnate le truppe ottomane per favorire l’alleato ONE?
Il dato di fatto è che un sovrano che non sa dove finisce il suo regno e dove inizia quello degli altri, che scrive di pace al mattino per chiedere armi alla sera e che pretende di controllare i movimenti di un Impero straniero in terre non sue, sta provocando un conflitto; va solo appurato se per pura incapacità o per calcolato inganno.
In questo labirinto di bugie, il Sultano ha sfrondato il campo con una domanda semplice e brutale: da che parte state?
La risposta non è arrivata e quel silenzio ha ormai superato i confini delle terre italiche, attirando l’attenzione dei regni stranieri e di tutte le potenze che si oppongono al disegno di ONE. Ormai, il sospetto non è più solo un’ipotesi: in tutto il mondo conosciuto, si guarda con estrema diffidenza a chiunque graviti intorno alla figura dell'Imperatore.
Ma la linea è stata tracciata.
La richiesta di Auxilium appare oggi più che mai non più come una semplice chiamata alle armi, ma un test di fedeltà ad un sistema oscuro. Chiunque, tra i nobili e i regnanti, deciderà di rispondere a quell’appello, non sarà visto come un difensore dell'ordine, ma come un complice diretto di Atum e dei suoi legami con ONE.
Sostenere un sovrano che schiera eserciti contro i proprio vicini, che protegge criminali che minacciano stati sovrani e che scrive di pace mentre prepara la guerra, significa accettare di esserne complici. Il Sultano ha chiesto chiarezza; chi risponderà a quell'Auxilium avrà dato la sua risposta definitiva, marchiandosi indelebilmente come alleato di ONE
Filangieri redattore KAP Venezia CC Capo redattore KAP Venezia
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