A Modena (AAP) - La guerra contro la Serenissima Repubblica di Venezia sembra ormai appartenere già al passato e le città del Ducato di Modena sono ormai avvolte dalla calura estiva che abbraccia suadente gli Appennini. Che sia di lago, di mare o di foresta, la frescura è sempre ben voluta. Fra le vie e le taverne, dame e messeri hanno ripreso a chiacchierare e la macchina amministrativa è tornata alla normalità con elezioni ducali che hanno sigillato ancora una volta un’unità di intenti nella politica modenese.
A rompere questo idillio dal sapore tipicamente estivo e a rifocillare una latente, o forse minoritaria, insoddisfazione di una parte dell’opinione pubblica modenese sulla pace firmata tra Impero e Venezia è la notizia delle grandi Festività della Concordia Imperiale che la massima autorità con sede a Strasburgo si presta a tenere per celebrare l’onore e il coraggio di chi ha partecipato alla guerra.
Non è un mistero che l’affaire modenese sia stato un bel grattacapo per le istituzioni imperiali. Un po' forse a sorpresa, il Ducato ha dimostrato durante gli eventi bellici di saper mettere in azione in poco tempo una macchina organizzativa dal punto di vista militare, economico e di mobilitazione non indifferente. L’annessione di Verona prima e di Padova successivamente, miniere comprese, ha reso il Ducato, situato nel cuore della penisola italiana, una base logistica fondamentale.
Non sorprende, quindi, che la repentina chiusura della guerra con Venezia e un ritorno allo status quo precedente sia stato accolto con un certo grado di insoddisfazione da qualcuno. Molti sognavano di poter conservare la sovranità su Verona, già integrata al sistema economico e giudiziario modenese, altri speravano di risolvere la controversia con le armi, vincendo o perdendo, ma sul campo.
Le scuse volute dall’Impero, molto tirate, del Duca di Modena ora riconfermato per un processo, aperto in pieno conflitto bellico, ai danni di un esponente vicino ai veneziani ha dato il via libera a una serie di speculazioni sulla gestione imperiale dei colloqui di pace e sul loro esito finale. A prendere la parola e ad esprimere una critica non tanto velata all’Impero sono stati nobili modenesi, esponenti del Consiglio ducale allora in carica e qualche comune cittadini. Si tratta di uno scambio di opinioni, non tante a dire il vero, ma che offre una narrazione diversa dalla stringata, e diplomatica comunicazione istituzionale.
Les membres du conseil reconnaîtront le prochain Duc d'ici à deux jours. Ce dernier devra alors présenter ses hommages à son souverain, et nommer aux principales charges du Duché.
05/08/1474Mähren, die Urnen übernehmen das Wort von den Kanonen
Brünn (AAP) - Der Bürgerkrieg lehrt eine beständige Regel : Armeen allein entscheiden nur selten über die Zukunft eines Staates. Sie schaffen die Voraussetzungen für den Frieden; die Wähler bestimmen sein Gesicht.
Einen Monat nach den Kämpfen von Brünn haben die Mährer ihr Urteil gefällt. Im ersten Wahlgang der Königswahl setzte sich Leshij mit 72,1 % der Stimmen deutlich gegen Muirne durch, die 27,9 % erreichte. Eine so klare absolute Mehrheit machte einen zweiten Wahlgang überflüssig.
Das Ergebnis löscht den Krieg nicht aus, es verleiht ihm lediglich einen politischen Abschluss. Nur wenige Wochen zuvor standen sich in den Straßen Brünns die Rebellenarmeen und die aus Krakau entsandten Truppen gegenüber, die der Regierung von Anna Astoria zu Hilfe geeilt waren. Die einen gewannen Schlachten, die anderen verloren Armeen. Dann starb der Herrscher. Wie so oft eröffnete die Politik eine neue Krise, noch bevor die vorherige beendet war.
Die Wähler haben entschieden. Den ersten Reaktionen aus Brünn zufolge haben sie sich gegen die Fortsetzung des unter Kyrija eingeschlagenen Kurses ausgesprochen und die Krone einem Mann anvertraut, der als Garant der Befriedung gilt. Vielleicht. Völker wählen selten die Vergangenheit; häufiger stimmen sie gegen die Müdigkeit, die diese ihnen hinterlassen hat.
Diese Wahl bestimmt nicht nur einen Herrscher. Sie misst den Grad der Erschöpfung eines Königreichs. Leshijs Sieg ist eindeutig. Ein Waffenstillstand ist er deshalb noch lange nicht. Die Brüche, die zum Bürgerkrieg führten, sind mit der Auszählung der Stimmen nicht verschwunden. Die Besiegten geben ihre Überzeugungen nicht auf, nur weil sie eine Wahl verloren haben, ebenso wenig wie nach einer verlorenen Schlacht.
Mähren tritt damit in eine Phase ein, die schwieriger sein dürfte als der Krieg selbst. Ein gespaltenes Land zu regieren verlangt mehr, als eine Stadt zu erobern. Kanonen erzwingen Schweigen, Zustimmung schaffen sie niemals. In Brünn haben die Waffen aufgehört zu sprechen. Nun liegt es am neuen König zu beweisen, dass die Urnen erreichen können, was den Armeen niemals gelang: einen dauerhaften Frieden.