29/05/1474In Solothurn bringen Wahlen und Bürgerabstimmung die alten eidgenössischen Uhren wieder in Gang
Solothurn (AAP) - Im Kanton Solothurn ist es zu einer seltenen Wiederbelebung des politischen Lebens gekommen. Eine Bürgerabstimmung über Transparenz und Amtsführung hat eine institutionelle Maschinerie in Bewegung gesetzt, die viele seit Jahren als eingeschlafen betrachteten.
Auslöser war ein Antrag des Bürgers Murchad, der vor der Bürgerversammlung eine formelle Forderung zur „Offenlegung von Informationen“ einreichte. Der Antrag richtete sich unmittelbar an Bürgermeister Lordhammer sowie an den Bürgerrat.
Gefordert wurden unter anderem Auskünfte über die Identität des amtierenden Richters, die Kontrolle des Bürgermeisters durch den Bürgerrat, die Zahl der in den vergangenen drei Jahren dem Berner Henker zur Vollstreckung übergebenen Fälle sowie die rechtlichen Grundlagen der seit 1467 andauernden Grenzschließung Solothurns.
Besonders sensibel erwies sich zudem die sogenannte „Affäre Hei“. Mehrere Bürger verlangten Aufklärung über die Umstände, unter denen der frühere Bürger im Jahre 1469 für vogelfrei erklärt worden war.
Die Abstimmung, die zwischen dem 21. und 25. Mai stattfand, entwickelte sich rasch über eine bloße Verwaltungsfrage hinaus zu einer grundsätzlichen Debatte über Rechtsstaatlichkeit und institutionelle Ordnung im Kanton. Mehrere Teilnehmer betonten die Notwendigkeit, Recht und Gesetz auch in Zeiten von Bevölkerungsschwund und politischer Lähmung infolge der vergangenen Krankheiten aufrechtzuerhalten.
„Ohne Gesetze sind wir nicht mehr wert als Tiere oder die Imperialen mit ihrem Vorrecht des Adels“, erklärte ein Unterstützer des Antrags in einem vielbeachteten Redebeitrag.
Die Diskussionen offenbarten zugleich ein Problem, das inzwischen in mehreren eidgenössischen Kantonen beobachtet wird : die zunehmende Unklarheit darüber, wer öffentliche Ämter überhaupt noch tatsächlich bekleidet. Einige Bürger erklärten, nicht einmal den Namen des derzeitigen Richters zu kennen.
Am Ende wurde der Antrag angenommen, obwohl mehrere Stimmen aus formalen Gründen nicht gewertet werden konnten. Nach Angaben der Antragsteller reicht das Ergebnis dennoch aus, um Bürgermeister und Bürgerrat offiziell zur Beantwortung der Fragen zu verpflichten.
Nur wenige Stunden später wurde Bürgermeister Lordhammer mit 100 Prozent der abgegebenen Stimmen erneut im Amt bestätigt, eine Entwicklung, die manche Einwohner scherzhaft als „Neustellung der Schweizer Kuckucksuhren“ bezeichneten.
Der Magistrat dankte seinen Unterstützern und lud die Bürger ein, bei Fragen oder Kritik „auf ein Bier im Wirtshaus“ vorbeizukommen. Zu den inhaltlichen Vorwürfen äußerte er sich bislang jedoch nicht.
In den Tavernen Solothurns deuteten zahlreiche Beobachter die Ereignisse bereits als Zeichen eines unerwarteten politischen Erwachens in einem Kanton, den viele seit Langem für eingeschlafen gehalten hatten.
29/05/1474Repubblica di Genova - Al termine dell'elezione del Consiglio, SM ha ottenuto la maggioranza assoluta.
Repubblica di Genova (KAP) - La lista Sine Malitia è stata la più votata al termine dell'elezione e ha ottenuto la maggioranza assoluta dei posti nel Consiglio. Potrà quindi governare da sola.
Risultato dell'elezione:
1. "Sine Malitia" (SM) : 100%
La ripartizione dei voti ha determinato la seguente composizione del Consiglio:
I membri del Consiglio riconosceranno il nuovo principe entro due giorni. Questi dovrà giurare fedeltà al sovrano e assegnare gli incarichi ai consiglieri.
29/05/1474Grafschaft von Württemberg: (BAR) vereinigt bei den Ratswahlen die absolute Mehrheit der Sitze auf sich.
AACHEN (AAP) - Die Liste Wunder liegt bei der Ratswahl in Grafschaft von Württemberg an der Spitze und vereinigt die absoluten Mehrheit der Sitze auf sich. Sie kann daher allein regieren.
Die Mitglieder des Rates werden innerhalb von zwei Tagen den neuen Regenten anerkennen. Dieser muss dann dem Kaiser des HRRDN und dem Deutschen König seine Reverenzen erweisen und die wichtigsten Ämter der Provinz besetzen.
28/05/1474Portogallo, continua il grande concorso della fanfaronata
A Valladolid (AAP) - C’era un tempo in cui le guerre si vincevano con cannoni, assedi e qualche trattato scarabocchiato alla luce delle candele. Nel 1474, invece, si vincono soprattutto con liste di morti, comunicati altisonanti e campioni della ritirata strategica che corrono più veloci dei cavalli incaricati di inseguirli.
Il fronte portoghese assomiglia ormai meno a una campagna militare che a una fiera ambulante dove ogni campo viene a esibire i propri numeri come un saltimbanco mostra i suoi serpenti. Da una parte, i cronisti dell’Ordine Nero giurano di aver trasformato i dintorni di Chaves in un gigantesco mattatoio franco-iberico, evocando più di duecento vittime e armate intere ridotte allo stato di ricordo amministrativo. Dall’altra, i sostenitori di Lisbona spiegano con aria dotta che le perdite nemiche furono talmente terribili da rendere quasi necessario allargare i cimiteri di Coimbra a colpi di piccone.
Nel mezzo, Valladolid si riempie a vista d’occhio di eroi temporaneamente deceduti, feriti resuscitati e capitani che spiegano con grande dignità di non essere fuggiti: hanno semplicemente “riconfigurato la propria profondità operativa”, elegante formula che generalmente significa che si è corso finché il campo di battaglia non è sparito dietro l’orizzonte.
La parte più divertente resta però questa strana teologia militare che si è installata nei discorsi. Ognuno conta i morti con la gravità di un monaco amanuense intento a registrare i dannati, mentre metà dei trapassati tornerà alla taverna prima della fine della settimana, con una benda sulla fronte e l’aria vagamente infastidita per essere stata momentaneamente spedita a visitare le anticamere celesti di san Tito, portinaio ufficiale della grande sala da ballo dei risorti.
I dibattiti strategici diventano così ancora più assurdi. Tizio proclama di aver “preso il nodo”. Caio risponde di averlo “ripreso”. Un terzo spiega che lo aveva volontariamente abbandonato per poterlo perdere di nuovo in seguito nell’ambito di una manovra superiore conosciuta soltanto dai grandi iniziati e dai cavalli senza fiato. Di questo passo, i villaggi portoghesi cambiano padrone più spesso di quanto una cattiva taverna cambi oste.
Nel frattempo, le cancellerie europee continuano la loro gara di prosa epica. Parigi parla di crociata morale. Valencia evoca la difesa della civiltà iberica. L’Ordine Nero promette l’autodeterminazione dei popoli mentre fa manovrare le proprie armate dall’Atlantico ai confini castigliani. E Lisbona, fedele alla propria recente reputazione, osserva spesso tutto ciò in un silenzio così profondo che si finirebbe per credere il regno amministrato da monaci certosini.
La cosa più gustosa resta tuttavia la disputa filosofica che ormai agita i combattenti : che cos’è una vittoria ? Dormire una notte su un crocevia polveroso ? Far abbassare quattro stendardi nemici ? Costringere un avversario a correre fino a Valladolid lasciando dietro di sé gli stivali ? Oppure riuscire a imporre un racconto abbastanza solido da far giurare ancora ai cronisti, tra dieci anni, che tutto questo avesse davvero un senso ?
Perché dietro gli scherni, le interminabili liste di morti e le fanfaronate virili, una verità comincia a emergere: nessuno sembra davvero combattere per un villaggio. Tutti combattono per la memoria del conflitto. Per decidere chi scriverà, un giorno, la storia ufficiale, quella in cui le ritirate diventeranno brillanti manovre, le disfatte sacrifici eroici e le occupazioni temporanee “liberazioni storiche”.
Nel frattempo, i soldati continuano soprattutto a fare ciò che sanno fare meglio : morire il lunedì, resuscitare il giovedì e ripartire a correre il venerdì.
27/05/1474Chaves ou l’art de suivre sans savoir pourquoi
À Genève (AAP) - Dans les forêts de Castille comme sur les routes pierreuses du Haut-Douro, les armées alliées poursuivent leur longue marche contre les forces de l’Ordo Negrum Equites, dans cette guerre dont plus personne ne semble vraiment connaître le commencement, ni même parfois la destination.
Au sein des compagnies des B.I.L., entre bivouacs, bière tiède et consignes répétées jusqu’à l’absurde, la routine du soldat paraît désormais réglée comme une litanie : suivre, marcher, affûter les armes, manger, dormir, puis recommencer. « Où sommes-nous exactement ? » demandait récemment Sabatia à Flegetonte, chef de lance pourtant peu assuré de sa propre orientation. « À Osma… je crois », répondit ce dernier avec la gravité hésitante d’un homme chargé de conduire des dizaines de combattants à travers l’Europe sans toujours savoir distinguer le Portugal de la Castille. Mais peu importe, semble-t-il. Car dans cette guerre mouvante, nul n’a véritablement besoin de comprendre, il suffit de suivre.
Les récits venus des camps alliés décrivent moins une armée disciplinée qu’une étrange caravane interroyaumale où se mêlent Suisses, Français, Italiens, Portugais, Saxons, Turcs ou Irlandais, tous réunis dans une même mécanique faite d’attente, de fatigue et d’obéissance. Dans les tavernes encore ouvertes au cœur de la nuit, certains soldats commencent d’ailleurs à s’interroger sur le sens exact de cette existence militaire. Flegetonte, incapable de trouver le sommeil malgré les litres d’alcool ingurgités, résumait récemment sa condition par une suite d’ordres répétés jusqu’à l’épuisement : « Suivre. Contrôler les vivres. Dormir. Suivre. Ne pas parler. Ne pas boire. Suivre encore. »
Les prostituées portugaises elles-mêmes semblent désormais comprendre toutes les langues d’Europe, tant les mêmes plaintes résonnent chaque soir dans les camps des différentes nations. Pourtant, malgré l’absurdité apparente de cette immense transhumance armée, les combats demeurent bien réels. Le 23 mai, les forces alliées annonçaient avoir repris le contrôle d’un point stratégique de l’antique Via de la Plata, entre la Meseta espagnole et le Portugal, repoussant une contre-offensive menée par les généraux Letyzia et Ivy de l’ONE. Les pertes auraient été terribles et presque égales des deux côtés : quarante morts chez les assiégeants, quarante chez les défenseurs.
À peine cette victoire proclamée, les armées se portèrent vers Chaves, où un nouvel assaut fut lancé dans la nuit du 24 au 25 mai. Les témoignages décrivent un terrain si mauvais que les armées alliées, pourtant venues en masse pour submerger les remparts orientaux de la ville, ne purent combattre qu’une à une, annulant leur supériorité numérique. Sous les cris de « plutôt la mort que la soumission », les combattants se pressèrent au pied des murailles dans une mêlée de sang, de hurlements et de confusion. Au plus fort de l’assaut, Gianlupo, portant l’oriflamme des B.I.L., aurait été grièvement blessé en s’interposant devant Nannina lorsqu’une lame fut projetée depuis les défenses ennemies. Son épée et son bouclier furent brisés dans la mêlée tandis que les combats se poursuivaient dans l’obscurité.
Malgré les récits héroïques déjà propagés dans les camps, un sentiment plus étrange semble désormais gagner les soldats : celui d’une guerre interminable où chacun marche derrière un autre sans trop savoir où la route conduit. Dans les bois castillans comme devant les murailles portugaises, une même chanson revient d’ailleurs le soir autour des feux éteints : « Suis, suis, brave enfant… et surtout, ne pose pas de questions. »