Firenze (AAP) - Mentre Siena cede sotto la stretta congiunta delle forze ottomane e siciliane, circondata e minacciata entro le sue mura, Firenze diventa il cuore pulsante della risposta imperiale.
Abitualmente tranquilla, popolata da una sessantina di anime, la città conosce un afflusso senza precedenti. Oltre trecentosessanta persone vi si accalcano ormai, trasformando le sue strade in un vasto campo militare dove si mescolano ordini, preparativi e voci di battaglia. È qui che l’Impero raduna le proprie forze per portare il combattimento contro gli invasori.
Alle porte della città , sei armate si tengono pronte.
Tutte sono in ordine di battaglia, silenziose, disciplinate e rivolte verso un unico orizzonte: quello della guerra imminente.
In città , la nobiltà d’arme si è riunita in gran numero. Cavalieri, conti, dame e signori provenienti da tutte le terre imperiali formano un mosaico di titoli e alleanze, uniti questa volta dalla necessità . Dietro i nomi prestigiosi e le antiche casate, traspare una medesima determinazione: difendere il suolo imperiale e rispondere all’avanzata nemica.
Mai Firenze aveva conosciuto una tale concentrazione di forze. Mai il contrasto era stato così evidente tra il suo volto abituale e quello, marziale, che presenta oggi. Ogni pietra sembra risuonare dell’eco delle armi, ogni sguardo si volge a sud, verso Siena assediata.
23/04/1474Elections au conseil du Schweizerische Eidgenossenschaft : XII recueille la majorité absolue des sièges
PARIS (AAP) - La liste Rat der Zwölf | Conseil des Douze | Consiglio dei Dodici est arrivée en tête lors de l'élection au conseil de Schweizerische Eidgenossenschaft, et obtient la majorité absolue des sièges. Elle pourra donc gouverner seule.
Répartition des suffrages exprimés :
1. "Rat der Zwölf | Conseil des Douze | Consiglio dei Dodici" (XII) : 100%
La répartition des sièges au scrutin à la proportionnelle conduit à une nouvelle répartition des postes du conseil :
Les membres du conseil reconnaîtront le prochain Duc d'ici à deux jours. Ce dernier devra alors présenter ses hommages à son souverain, et nommer aux principales charges du Duché.
22/04/1474Della guerra e della vittoria
Firenze (AAP) - È consuetudine, nei racconti correnti, misurare la guerra attraverso i suoi segni visibili: città conquistate, eserciti dispersi, vessilli rovesciati. Questi indizi, pur necessari, restano insufficienti. Descrivono dei fatti, non la loro portata.
A tal riguardo, la presa di una città costituisce solo un successo parziale. Essa modifica la carta, ma non necessariamente la situazione. Se la popolazione continua a vivere secondo le proprie abitudini, se la nuova autorità non penetra nei meccanismi della vita quotidiana, allora l’effetto strategico resta limitato. La conquista rimane superficiale.
La presa di un castello, invece, rappresenta un grado superiore. Essa consente di agire sugli strumenti del potere: fiscalità , giustizia, risorse. Il vincitore dispone così dei mezzi per influenzare la vita materiale degli abitanti. Può costringere, orientare, organizzare. Tuttavia, neppure questo controllo basta, da solo, a garantire una vittoria duratura.
Ogni guerra incontra infatti ciò che si definisce attrito. Tra l’intenzione e l’esecuzione, tra la decisione e il suo effetto, si frappongono resistenze molteplici: inerzia delle popolazioni, difetto di obbedienza, incertezza delle informazioni, limiti delle forze impiegate. Così, un territorio conquistato può restare instabile, un potere imposto può essere contestato, una vittoria proclamata può rimanere fragile.
Il vero criterio della vittoria si trova altrove.
Esso risiede nella capacità di colpire il centro di gravità dell’avversario, non solo le sue forze militari, ma ciò che ne fonda la coesione: la sua volontà , la sua organizzazione, la sua capacità di continuare la lotta. Quando tale volontà è spezzata o resa inutile, la guerra giunge al termine, indipendentemente dall’estensione delle conquiste territoriali.
La costrizione giudiziaria, l’uso della pena, l’esibizione della forza, sono strumenti volti a produrre questo effetto. Non valgono solo per la loro azione diretta, ma per la loro influenza morale. Tendono a trasformare l’obbedienza imposta in obbedienza accettata, o quantomeno tollerata.
Tuttavia, questa trasformazione non è mai garantita. Un avversario può cedere il terreno senza rinunciare ai propri fini. Può subire senza sottomettersi. In tal caso, la guerra prosegue sotto altre forme, meno visibili ma non meno reali.
Tutto il resto, successi tattici, prese di posizione, dimostrazioni di forza, appartiene al dominio dei mezzi. Il loro accumulo può preparare la vittoria, ma non può sostituirla. In definitiva, la guerra presente offre una lezione semplice : non vince chi occupa, ma chi impone una pace conforme ai propri fini.
Venezia (AAP) - Nel giro di pochi giorni, Venezia ha cambiato volto più volte, passando da città occupata a città svuotata, fino a diventare un teatro incerto dove tutto sembra nuovamente possibile.
Questa partenza massiccia è accompagnata da un fenomeno inatteso: il mercato, a lungo povero, diventa abbondante. Pane in quantità , mais, frutta, pesce, carne, farina, le bancarelle si riempiono come non mai. Meno uomini, ma più viveri: Venezia sembra respirare di nuovo, liberata dalla pressione militare, pronta a ritrovare una parvenza di normalità .
Il mercato, invece, resiste. Le riserve restano presenti, pane, frutta, pesce in quantità , farina e pelli, ma questa abbondanza assume un tono strano in una città che si svuota. Le merci restano, ma gli uomini che potrebbero acquistarle scompaiono poco a poco.
È allora che un nuovo movimento rompe questo silenzio.
Oriente, la doga eletta un tempo cacciata dalle armate imperiali, fa il suo ritorno. Torna accompagnata dalle truppe dell’Aegide, suo alleato, la cui presenza compatta restituisce improvvisamente un peso militare a una città che sembrava essersene appena liberata.
Così, nel giro di pochi giorni, Venezia ha conosciuto la partenza delle armate imperiali, un inatteso rilancio economico, il crollo del potere civile e infine il ritorno di una figura politica di primo piano sostenuta dalle armi.
Oggi la città non è più occupata, ma non è nemmeno libera. La miniera è chiusa. È vuota, ben rifornita, senza sindaco e di nuovo contesa. Nella laguna, la calma non è mai che una transizione.
Il Lombardo per la KAP, agenzia della terra in Mezzo