Ginevra (AAP) - Di fatto, e che si smetta finalmente di tappare le orecchie con la cera delle cancellerie, con i Turchi sorti dall’alba opaca, con Venezia dalle mani guantate di sale e di duplicità , con Napoli dai porti tiepidi e dalle fedeltà oscillanti, tutto il popolo degli ardenti, degli irregolari e degli indocili si mette in moto.
Feccia dei boschi e dei colli, giannizzeri dalla preghiera tagliente, lansquenetti pesanti d’acciaio e di vino, tercios siciliani dal sangue mescolato e dalla devozione brutale: tutti si chiamano, si rispondono, si accordano in un unico frastuono contro le amicizie dubbie della Corte imperiale.
Mentre i principi tracciano sulle loro tavole cerchi e segni come maghi stanchi, la guerra segue il suo cammino, capriccioso, oscuro, talvolta grottesco.
Così Mantova. Si dice che Venezia abbia forzato le difese; si dice anche che sia entrata per uscire subito dopo, respinta da un solo uomo, da una muraglia troppo ostinata o dalla mano invisibile della Provvidenza.
Miracolo ? Astuzia ? Confusione notturna ? Un difensore contro eserciti, e le pietre che tengono tanto per fede quanto per malta.
Si parlava di ritorno pacifico verso Ginevra; fu un’imboscata. I Clair Obscur, fratelli antichi, furono colpiti. Le Brigate Internazionali Libertarie, più sottili dei rapaci, si fusero nei boschi verso il Col de la Faucille.
E sempre lo stesso nome che emerge dall’ombra : Meridio, il figlio del padre, antico sconfitto, tornato sotto l’ala dell’aquila imperiale.
Errore ?
No.
Scelta.
Così la Corte si è rivelata. Lei che invoca il Cielo quando la logica le sfugge, promette ceri e processioni quando i fatti la contraddicono, e minaccia di cambiare sovrano come si brandisce una maledizione. Nelle sue gallerie chiuse, patteggia con l’ombra, mentre sulla terra nuda si muore «per onore», secondo una strategia che solo gli stati maggiori comprendono ancora.
Che sia detto con la chiarezza del bronzo battuto : ciò che si leva oggi, da Edirne a Mantova, dalla Sicilia a Siena, dalle lagune di Venezia ai boschi giurassiani, non è solo una guerra di bandiere confuse. È la mano violenta chiamata a pulire le stalle di Augia, dove si accumulano le fango delle compromissioni, le ossa sbiancate dei giuramenti traditi, la fatica di un Impero che non crede più nella propria virtù.
Per la Franca Contea sarà Auxilium permanente. Per i boschi, per la libertà , per coloro che rifiutano che la guerra sia un gioco di carte giocato sotto la tenda mentre altri sanguinano.
Gianlupo (BIL) has asked for a right to respond on an earlier article and states that BIL was on the route home, which is Genève, where they would pick up more equipment and soldiers to start the journey to Portugal. On the way, going through the forests as they always do, they were unjustly attacked by two hostile armies from the Empire. He states the facts as:
The KAP has analysed the first statement and it is seen as truth. However, the second statements of Gianlupo is proven to be false by the Duke of Berry Alleaume de Niraco. In a letter issued to all Berrichons, by the Duke of Berry, he has stated the opposite and this has now removed all remaining doubt: Berry deliberately sent its armies into Savoie and towards Italy. In his own words, the Duke confirms that two Berrichon armies were travelling to Italy alors qu’elles se rendaient en Italie afin d’aider à combattre le clan ONE when they were intercepted during the night of the 12th to the 13th in Savoie. Savoie had closed their borders and the Berrichon armies were denied passage. Instead of returning home, they disregarded this order and tried to force their way through into Savoie territory by attacking the Savoie border guards, which resulted in failure and retreat, as Landry the Duke of Savoie has stated. The KAP will continue investigating the facts from all parties (Gianlupo, Alleaume and Landry) and analyse which of them is to be seen as most truthful: the word of Dukes, or the word of people who call the forest their home.
Berry is currently still at war with Bretagne, a conflict likewise that was justified under the banner of fighting ONE. Yet instead of marching toward Portugal -where multiple reports indicate ONE presence- Berry’s forces moved eastward, toward Savoie.. The interception by Savoyard forces was an act of prevention and self-defense of the Empire’s integrity. Had these armies not been stopped, they would have continued deeper into Imperial Italy. What emerges now is the clear image of a coordinated military operation aimed at the Empire, prepared in advance and set in motion under a convenient pretext, with multiple parties invading at the same moment.
Now the question lies: does Berry join this axis of evil or was this solely the operation of the organisation Clair-Obscur ?
For KAP International
Vlad the Writer
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15/02/1474delle guerre serissime e dei miracoli opportuni
Siena (AAP) - Mentre principi e capitani stendono sulle loro tavole mappe coperte di tratti, cerchi e segni quasi cabalistici, la guerra segue una strada più tortuosa, dove il tragico sfiora di continuo il ridicolo. Ultimo capitolo in ordine di tempo: l’affare di Mantova, che ognuno racconta a modo suo, ma che nessuno sembra davvero comprendere.
Venezia avrebbe forzato le difese della città . C’è chi giura che l’assalto sia stato fulmineo, altri sostengono che il nemico sia entrato solo per uscire subito dopo, come respinto da una mano invisibile. Miracolo divino, astuzia raffinata o semplice confusione notturna? Sta di fatto che un solo difensore sarebbe bastato a far rifluire intere armate. Le mura, a quanto pare, reggono tanto per la pietra quanto per la Provvidenza.
Dal lato imperiale ci si indigna per la perfidia dell’attacco, scoprendo però, con un certo ritardo, che una dichiarazione di guerra era stata effettivamente proclamata qualche giorno prima. Semplicemente non aveva raggiunto le orecchie giuste, soffocata dal brusio dei messaggeri e dalle distrazioni delle cancellerie. Si accusa la sorte, il caso, perfino la negligenza dei chierici. Le pergamene, intanto, non si difendono.
I capi militari gareggiano allora in spiegazioni. Se Mantova non è caduta, è stata una scelta. Se degli uomini sono morti, è stato per onore. Morire non è più una sconfitta, ma una decisione strategica, soprattutto quando consente di preservare la città . Una sottigliezza che sfugge ancora ai semplici soldati, ma che gli stati maggiori maneggiano con grande disinvoltura.
Negli accampamenti l’attesa si allunga. Alcuni giurano di aver tenuto il nemico a bada per un’intera notte. Altri raccontano che si giocava a carte sotto la tenda mentre la vittoria si decideva altrove. I discorsi marziali abbondano, le prove molto meno. Si pretendono volti feroci e giuramenti infuocati, e si ottengono soprattutto sguardi perplessi.
A Firenze l’attenzione si concentra meno sui confini che sulla maestà dei principi, sulla loro prestanza e sulla loro immagine. Il potere ama essere ammirato, anche quando la guerra bussa alle porte. A Siena, invece, regna un silenzio pesante: troppa discrezione finisce sempre per somigliare a una confessione.
Quando la confusione diventa eccessiva, si invoca il Cielo. Si prega, si implora, si promettono ceri e processioni. Se nulla si chiarisce, si minaccia allora il castigo supremo: cambiare obbedienza, signore o destino, cosa che in questi tempi incerti vale quasi come una maledizione.