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02/06/1474 Siena : vennero, videro, fecero i bagagli



A Siena (AAP) - Dopo mesi di tamburi, proclami marziali e promesse di castighi esemplari, l'esercito ottomano ha infine lasciato Siena. La notizia potrebbe sembrare ordinaria. Non lo sarebbe se gli interessati non avessero annunciato la loro partenza come una clamorosa vittoria strategica, diplomatica, morale, filosofica e, probabilmente, anche meteorologica. Perché bisogna rendere questo merito ai vincitori del giorno: sono riusciti nell'impresa di trasformare un ritorno al punto di partenza in un trionfo storico.

Ricapitoliamo i fatti. All'inizio della vicenda, i generali ottomani spiegavano che alcune teste dovevano cadere. I colpevoli erano ovunque, i responsabili innominabili ma perfettamente identificati, le sanzioni imminenti e la giustizia inevitabile. I nomi ? Mistero. Le richieste ufficiali ? Introvabili. Le pretese precise ? Assenti. Le condizioni di resa ? Evaporate. I risultati in gratibus ottenuti ? Nessuno.

Al termine della campagna, nessuna testa è caduta. Nessun responsabile è stato consegnato. Nessuna concessione significativa è stata annunciata. Nessun cambiamento istituzionale è stato constatato. Ma che importanza hanno i dettagli quando si dispone di un comunicato ? In esso i lettori apprendono che la città fu conquistata, mantenuta, difesa e infine restituita. Il che, in alcune accademie militari particolarmente innovative, costituisce ormai la definizione moderna di vittoria.

Gli strateghi più conservatori continuano a sostenere che una vittoria consista nell'ottenere qualcosa che non si possedeva prima. Una visione superata. La nuova dottrina è più ambiziosa: andarsene con esattamente ciò che si aveva all'arrivo, spiegando nel contempo che era quello l'obiettivo fin dall'inizio. L'esercizio non è privo di eleganza. Si apprezzerà in particolare la notevole formula secondo cui ciò che non era stato ottenuto sul campo di battaglia sarebbe stato riconosciuto al tavolo delle trattative.

Gli osservatori stanno ancora cercando di capire cosa sia stato ottenuto. Anche i negoziatori, a quanto pare. A Siena, gli abitanti hanno assistito a uno spettacolo raro: un esercito entrare, insediarsi, combattere, negoziare e infine andarsene senza che nessuno sia in grado di individuare il minimo guadagno concreto dell'operazione. Perfino i cronisti più benevoli faticano a trovare una sola riga da iscrivere al bilancio.

I più maliziosi suggeriscono che il principale risultato della campagna sia stato dimostrare che è possibile redigere un comunicato di vittoria senza menzionare una sola vittoria identificabile. Al momento della partenza, il generale conclude il proprio testo con il celebre : « Veni. Vidi. Vici. » Una citazione che, secondo diversi studiosi consultati dalla nostra redazione, soffrirebbe qui di una lieve imprecisione nella traduzione. La versione corretta sembrerebbe essere : « Venni. Vidi. Me ne andai come ero venuto. » I latinisti apprezzeranno lo sforzo. I contabili della guerra, un po' meno.

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Carl Philippo Gottlieb per la KAP, agenzia della terra in Mezzo

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02/06/1474 Ducato di Milano - Elezione del Consiglio: la lista ENIGMA è in testa, ma senza maggioranza assoluta.

Ducato di Milano (KAP) - La lista ENIGMA è stata la più votata, ma non ha ottenuto la maggioranza dei membri del Consiglio. Dovrà quindi accordarsi con gli avversari per governare.

Risultato dell'elezione:

1. "ENIGMA" (ENIGMA) : 45.8%
2. "Partito Popolare Milanese" (P.P.M.) : 35.8%
3. "IGNIS" (IGNIS) : 18.4%

La ripartizione dei voti ha determinato la seguente composizione del Consiglio:

1 : Ginevre.. (ENIGMA)
2 : Kogami (ENIGMA)
3 : Lunax (ENIGMA)
4 : Guia (ENIGMA)
5 : Ellinar (ENIGMA)
6 : Skioppo (P.P.M.)
7 : Astraluce (P.P.M.)
8 : Shevaree (P.P.M.)
9 : Lu.94 (P.P.M.)
10 : Birger (IGNIS)
11 : Umberto_ii (IGNIS)
12 : Cerberus. (ENIGMA)

I membri del Consiglio riconosceranno il nuovo principe entro due giorni. Questi dovrà giurare fedeltà al sovrano e assegnare gli incarichi ai consiglieri.

01/06/1474 la guerra è un ottimo affare



Verona (AAP) - Mentre i Prefetti contano i sospetti, i Giudici accumulano fascicoli e le Liste Nere si allungano più rapidamente di una fila di pellegrini davanti a una reliquia, qualcuno ha capito che anche i tempi difficili offrono magnifiche opportunità commerciali. Così, mentre le frontiere si chiudono, i processi per tradimento si moltiplicano e i briganti tornano a far parlare di sé sulle strade del Ducato, la bottega «Romeo e Giulietta» di Verona gode di una prosperità quasi insolente.

Verrebbe da pensare che, in mezzo ad allarmi, decreti e convocazioni giudiziarie, gli abitanti abbiano deciso che si può anche morire domani, purché lo si faccia con eleganza. Da diverse settimane Madre M. Azzurra vende con notevole successo tutto ciò che guardaroba, salotti e collezioni private d’Europa possano ancora contenere: abiti da viaggio, cornici esoteriche, accessori dei tarocchi, animali decorativi, sfondi illustrati, vesti rituali e perfino un’autentica tazza irlandese il cui prezzo ha conosciuto più campagne militari di alcune province imperiali.

Le vendite si susseguono. Un abito da cuoco itinerante trova acquirente. Un cane lupo scompare dal catalogo. Un gatto nero viene venduto. Anche un topolino dei tarocchi trova rapidamente un nuovo proprietario. Le cornici degli Arcani Maggiori passano di mano in mano come titoli finanziari di prim’ordine. Persino le alabarde imperiali trovano compratori.

L’osservatore più attento noterà del resto un fenomeno economico degno di interesse: più aumentano i processi a Modena, più prosperano gli affari a Verona. I viaggiatori perseguiti per ingresso irregolare hanno bisogno di una taverna. I soldati cercano souvenir. I mercanti bloccati alle frontiere spendono le loro riserve. I collezionisti, dal canto loro, speculano sulle curiosità con un entusiasmo che farebbe impallidire un banchiere lombardo.

Mentre i magistrati danno la caccia ai nemici del Ducato, i commercianti danno la caccia ai buoni affari. Il vecchio detto secondo cui il denaro non ha odore trova qui una nuova conferma: talvolta sa di polvere da sparo, di pergamene giudiziarie e della birra servita nelle taverne veronesi. A Verona, mentre alcuni preparano la guerra, altri preparano le spedizioni. E per il momento, potrebbero essere proprio questi ultimi a conquistare le vittorie più redditizie.

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Livia Saracena per la KAP, agenzia della terra in Mezzo

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31/05/1474 grand inventaire avant la castagne



À Nancy (AAP) - Les stratèges francophones de l'Empire viennent de faire une découverte qui bouleversera peut-être l'art militaire pour les siècles à venir : les soldats mangent. Les chevaux aussi. Quant aux épées, contrairement à ce que croient certains capitaines, elles ne poussent toujours pas dans les champs de blé.

Fini le temps de la petite chevauchée dominicale. Aujourd'hui, la guerre moderne, c'est six mois à regarder l'ennemi de loin en lui expliquant qu'on va lui apprendre les bonnes manières, puis soudain un après-midi où tout le monde se rentre dedans. Là, ça craque, ça casse, ça perce, ça râle, ça saigne. Une vraie foire à la ferraille. Les vivants ramassent les morts, les blessés ramassent ce qu'ils peuvent, on se tartine d'onguents virils, on remplace les boucliers transformés en passoires et les épées transformées en souvenirs, puis chacun retourne attendre six mois supplémentaires.

Le Conseil de défense de la zone francophone a donc fini par comprendre qu'avant d'envoyer des hommes mourir glorieusement pour la civilisation, il fallait déjà leur trouver quelque chose à manger pendant le voyage. C'est dans cet esprit qu'apparaît Aleksander Jeremiazs Roznowski, promu coordinateur des ravitaillements. Derrière cette appellation qui sonne comme un traité administratif rédigé par un moine insomniaque, se cache une fonction simple : empêcher une armée de découvrir au milieu de l'Italie qu'elle a laissé ses réserves en Lorraine. Parce qu'il faut bien l'avouer : les discours patriotiques remplissent les cœurs pendant 15 jours, mais assez mal les estomacs pendant six mois. Autour de lui gravite désormais une jolie collection de spécialistes.

Garsande Lucile Meridio Ducastel de Montecano est chargée de compter les habitants. Un métier ingrat : il faut deux fois dix doigts. Compter les morts est déjà compliqué. Compter les vivants, qui changent de ville, de province, d'opinion et parfois de camp, relève presque de la sorcellerie.

Elvyna de Vandimion von Riddermark d'Acoma reçoit les stocks militaires. Son domaine, c'est la poésie du tonneau de farine, la romance du bouclier neuf et l'épopée du batao bien rempli. Autant de choses qui paraissent ennuyeuses jusqu'au moment précis où elles manquent.

William du Châtelet von Frayner se voit confier les ordres militaires. Depuis des générations, les gouvernements rêvent de canaliser l'énergie de la noblesse guerrière. Un peu comme on rêve d'atteler une tornade à une charrue. Le projet est ambitieux.

À lire : en passant par la Lorraine avec mes sabots

Le plus remarquable reste néanmoins l'amour immodéré du conseil pour les listes. Liste des habitants. Liste des artisans. Liste des soldats. Liste des réserves. Liste des convois. Liste des ordres militaires. À ce rythme-là, si l'ennemi n'est pas vaincu par les armes, il pourrait finir étouffé sous une avalanche de registres.

Mais pour une fois, il faut reconnaître une certaine lucidité à nos administrateurs. Les guerres ne sont pas gagnées par les grands discours des tribunes. Elles sont gagnées par des gens qu'on ne cite jamais : le meunier qui fournit la farine, le forgeron qui remplace l'épée cassée, le marchand qui accepte de traverser trois provinces infestées de brigands pour livrer deux charrettes de vivres et un sac de clous. Le héros entre dans les chansons. Le logisticien entre dans les comptes. Et à la fin, c'est généralement le second qui permet au premier d'exister. Reste maintenant à voir si cette montagne de parchemins produira davantage que de l'encre séchée. Car dans l'Empire comme ailleurs, les conseils de guerre fabriquent volontiers des rapports. Les entrepôts, eux, ont la mauvaise habitude d'exiger du travail.

À lire : Au Peuple des provinces francophones impériales ;
A leurs Noblesses ;
À ceux qui liront ou se feront lire,



Domitille Rosépine pour l'AAP agence des Terres au Milieu

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30/05/1474 De la Gloire de l'Empire



Straßbourg (AAP) - L’Empire, disait Jean d'O, est une vieille habitude du monde. On le croit mourant, il se relève. On l’annonce dépecé, il reparaît dans la lumière des cathédrales, des casernes et des chancelleries, avec cette étrange majesté des choses qui survivent à ceux qui les enterrent trop vite.

Ainsi Strasbourg, hier encore ville de guerre, est devenue le théâtre d’une paix signée à l’encre froide des diplomates après des semaines où la Toscane semblait promise au seul langage du fer et du feu.

L’Empereur Merkarios Aklvruzar a annoncé la conclusion d’un accord entre le Saint-Empire, l’Empire ottoman et le Royaume des Deux-Siciles. Les armées ottomanes doivent désormais quitter Sienne, permettant le retour de l’autorité impériale sur la province et la restitution du château aux citoyens siennois.

On aurait tort de croire qu’il ne s’agit là que d’un banal traité après campagne. Car dans cette guerre où les proclamations avaient pris des accents d’Apocalypse et où chaque victoire se voulait définitive, la simple idée d’un retour au droit, à l’administration et aux murailles rendues à leurs habitants a quelque chose d’émouvant, presque d’antique.

Le texte impérial, d’ailleurs, ne triomphe pas. Il respire autre chose : cette fatigue noble des puissances qui ont trop vu brûler les villes pour se réjouir longtemps des batailles gagnées ou perdues. L’Empire promet aide, reconstruction et soutien aux habitants d’une Sienne meurtrie. Il parle moins de vengeance que de restauration, moins de gloire que de continuité. Et c’est peut-être cela, au fond, la véritable force des vieux empires : durer assez longtemps pour comprendre que gouverner vaut mieux que conquérir.

Il y a dans cette proclamation quelque chose de ce ton disparu qu’affectionnaient les monarchies aristotéliciennes lorsqu’elles prétendaient encore parler au nom de la civilisation elle-même. On y évoque le dialogue, la stabilité, les relations diplomatiques entre les peuples. Même la nomination de Glamoran Alissa Stewart comme envoyée spéciale auprès des Ottomans semble appartenir à une autre époque, un monde où l’on échangeait des ambassadeurs après avoir échangé des boulets. Mais l’Histoire ne consent jamais tout à fait au repos.

Car la paix annoncée n’est qu’une paix partielle. Ni l'Aegis ni la Sérénissime République de Venise n’ont signé l’accord. Les armées impériales demeurent mobilisées. Les soldats restent sous les armes. Et derrière les phrases mesurées de la chancellerie perce encore l’ombre des combats à venir.

On imagine Strasbourg ce soir-là : les sceaux apposés sur le parchemin, les secrétaires courbés sur les dernières copies, les capitaines relisant les cartes d’Italie pendant qu’au loin, quelque part entre Florence et Sienne, les survivants des campagnes récentes pansent leurs blessures et se tartinent de purées de cerise dans le silence lascif des bivouacs d'hommes et de femmes éreintés.

L’Aristotélité, après tout, n’a jamais cessé d’être ce théâtre contradictoire où les hommes signent la paix d’une main et gardent l’épée dans l’autre. Et pourtant, malgré les morts, malgré les ruines, malgré les orgueils blessés, quelque chose demeure. Une idée peut-être naïve, peut-être magnifique : celle qu’un Saint Royaume Impérial Nobiliaire des cousins Germains ne se mesure pas seulement à sa puissance, mais à sa capacité de revenir à la paix sans renoncer à sa grandeur.

À lire : From Us, Merkarios Aklvruzar
À lire : Contra linguam Anglicam Aulicam


Jean d'O pour l'AAP agence des terres au Milieu

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Cours

Product Price Variation
Loaf of bread 4.56 -0.28
Fruit 9.92 0
Bag of corn 3.7 0.87
Bottle of milk 9.48 0.11
Fish 20.26 0.06
Piece of meat 12.25 0.13
Bag of wheat 10.89 -0
Bag of flour 12.88 1.64
Hundredweight of cow 20.53 0.33
Ton of stone 10.44 -0
Half-hundredweight of pig 15.41 0.05
Ball of wool 10.86 -0.14
Hide 16.32 -0.06
Coat 49.5 0
Vegetable 9.38 -0.18
Wood bushel 4.19 0.08
Small ladder 20.18 0
Large ladder 68.02 0
Oar 20 -0
Hull 36.49 0
Shaft 8.16 -0.14
Boat 99.33 0.63
Stone 18.32 -0.11
Axe 150.74 0
Ploughshare 38.44 0
Hoe 30 0
Ounce of iron ore 11.52 0.2
Unhooped bucket 21.88 0
Bucket 37.73 0
Knife 17.89 0
Ounce of steel 49.04 -0.06
Unforged axe blade 53.91 0
Axe blade 116.44 0
Blunted axe 127.79 -2.51
Hat 53.38 0.08
Man's shirt 119.57 0.12
Woman's shirt 121.14 0
Waistcoat 141.4 0
Pair of trousers 74.61 -0.09
Mantle 257.82 0
Dress 265.04 -0.2
Man's hose 45.63 -0
Woman's hose 44.32 0
Pair of shoes 27.53 -0.01
Pair of boots 86.57 0
Belt 45.2 -0
Barrel 12.02 0
Pint of beer 0.82 0
Barrel of beer 66.51 2.5
Bottle of wine 1.66 0
Barrel of wine N/A N/A
Bag of hops 19.34 0
Bag of malt 10 0
Sword blade 101.19 0
Unsharpened sword 169.69 0
Sword 146.48 -0.07
Shield 36.91 0
Playing cards 73.55 -0
Cloak 180.72 0
Collar 68.35 -0.06
Skirt 135.35 0
Tunic 222.36 0
Overalls 115.73 0
Corset 117.2 0
Rope belt 53.86 0
Headscarf 60.73 0
Helmet 164.91 0
Toque 48.61 0
Headdress 79.65 0
Poulaine 64.02 0
Cod 11.36 0
Conger eel 12.81 0
Sea bream 18.31 0
Herring 17.43 0
Whiting 17.42 0
Skate 12.16 0
Sole 18.11 0
Tuna 12.51 0
Turbot 18.02 0
Red mullet 16.53 0
Mullet 12.47 -0
Scorpionfish 20.5 0
Salmon 16.51 0
Arctic char 12 0
Grayling 14.77 0
Pike 17.6 0
Catfish N/A N/A
Eel 15.09 0
Carp 17.98 0.03
Gudgeon 17.68 -0.04
Trout 17.51 0
Pound of olives 13.38 0
Pound of grapes 9.18 0
Sack of barley 10.67 0
Half-hundred weight of goat carcasses 18.99 0
Bottle of goat's milk 12.81 0
Tapestry 143.6 0
Bottle of olive oil 121.94 -0
Jar of agave nectar N/A N/A
Bushel of salt 19.89 0
Bar of clay 3.43 -0
Cask of Scotch whisky 93.32 -0
Cask of Irish whiskey 131.27 0
Bottle of ewe's milk 10.57 0
Majolica vase 10 0
Porcelain plate N/A N/A
Ceramic tile N/A N/A
Parma ham 84.97 0
Bayonne ham 34.65 -0
Iberian ham 70.28 0
Black Forest ham 54.72 0
Barrel of cider 51.16 0
Bourgogne wine 76.22 0
Bordeaux wine 60.89 0.31
Champagne wine 141.21 -5.25
Toscana wine 33.69 0
Barrel of porto wine 87.44 0
Barrel of Tokaji 163.71 0
Rioja wine 159.19 0
Barrel of Retsina 36.79 -0
Pot of yoghurt 85.17 -0
Cow's milk cheese 77.07 0
Goat's milk cheese 85.06 2.5
Ewe's milk cheese 52.26 0
Anjou wine 50.88 -0
Ewe carcass 15.03 0
Mast 456.7 0
Small sail 215.71 0
Large sail 838.79 0
Tumbler of pulque N/A N/A
Jar of pulque N/A N/A