Les membres du conseil reconnaîtront le prochain Duc d'ici à deux jours. Ce dernier devra alors présenter ses hommages à son souverain, et nommer aux principales charges du Duché.
01/03/1474Verona assediata: Venezia apre un processo per Alto Tradimento in piena legge marziale
Milano (AAP) - In piena legge marziale e mentre Verona è assediata, la Repubblica di Venezia ha aperto venerdì il processo per «Alto Tradimento» a carico di una sua abitante, Nicore, in un clima di tensioni accresciute dopo la proclamazione del Doge che ha denunciato un’invasione e invocato una guerra totale.
Riunita a Palazzo Ducale, l’assemblea ha ascoltato il Procuratore della Serenissima sostenere che, «in tempo d’assedio», ogni contestazione pubblica suscettibile di «incrinare l’ordine» possa costituire un attentato alla sicurezza dello Stato. La Serenissima, che conta 224 abitanti mobilitati dietro e davanti alle lagune, affronta una persistente pressione militare imperiale attorno a Verona.
In un contesto in cui circolano critiche sulle modalità di amministrazione della giustizia, sentenze pubblicate tardivamente, fascicoli incompleti, detenzioni prolungate, alcuni hanno ricordato che «la giustizia promette l’ordine, non l’equità perfetta», secondo una fonte della piazza pubblica. Vengono regolarmente evocate le opzioni previste dal diritto vigente: possibilità di ricorso per vizio di forma, arruolamento al servizio di una bandiera, oppure esilio verso un’altra giurisdizione.
Milano (AAP) - Siena ha attraversato due settimane di assedio senza alcuna battaglia campale. Gli eserciti turchi e siciliani, dopo aver circondato la capitale e moltiplicato le dimostrazioni di forza, si sono ritirati una decina di giorni fa per fare ritorno nel loro regno. Non vi sono stati scontri tra eserciti regolari; soltanto alcuni combattimenti isolati tra le truppe turche e le milizie locali.
La città di Santa Fiora, dichiarata per un periodo città franca dai Turchi, è stata nel frattempo riconquistata.
Da allora regna una calma apparente. È stato eletto un nuovo Signore di Siena, Filippoilmoro. Le taverne tornano lentamente a rifornirsi, i mercati si ripopolano con gradualità e la città cerca di riavvicinarsi alla normalità .
Le autorità senesi manifestano la volontà di ricostruire. Come ha dichiarato il nuovo Signore, si tratta di « ricostruire ancora una volta questa Repubblica dopo l’ennesima invasione subita ».
Milano (AAP) - L’Impero è attraversato da un frastuono di piume agitate, proclami vibranti e lettere infuocate. Eppure, mentre le accuse si moltiplicano, rimane un vuoto singolare: quello dei nomi.
Tutto è iniziato con una tribuna fortemente metaforica che descriveva un’Aquila imperiale indebolita, errante tra Modena, Firenze, Siena, Milano e Genova, accusata di ostentazione, abbandono e miopia strategica. Il ritratto era severo, talvolta spietato, ma nessun responsabile veniva indicato chiaramente. L’Aquila sì. I suoi interpreti concreti ? Silenzio.
Subito dopo, un’altra penna ha denunciato proprio questo metodo: si accusa senza nominare, si condanna senza processo. Al centro delle discussioni l’Imperatore Atum, descritto alternativamente come imprudente o troppo prudente, bellicoso o inerme, autoritario o esitante. Le critiche abbondano. Le imputazioni precise, molto meno.
A Massa, le dimissioni clamorose di Kassandra Luna e l’annuncio di un processo per alto tradimento hanno riacceso ulteriormente le tensioni. Anche qui le parole sono state potenti: sistema corrotto, ombra dell’Impero, farsa giudiziaria. I sostenitori hanno parlato di coraggio. I detrattori di teatralità . Altri ancora hanno denunciato le critiche anonime. Ma in mezzo a questo scontro verbale resta una domanda semplice: chi, esattamente, viene accusato e di quali fatti ?
L’Impero sarebbe corrotto. Da chi ? Decisioni sarebbero state ingiuste. Quali, precisamente ? Tradimenti sarebbero stati commessi. Con quali atti documentati ?
L’insinuazione è diventata lo strumento preferito del dibattito pubblico. Permette di colpire in modo ampio, di suggerire senza esporsi formalmente, di raccogliere consensi senza sottoporre le accuse a un vero contraddittorio. Alimenta il sospetto ed evita il confronto giuridico.
Eppure la Storia non si scrive con metafore. Esige fatti, date, firme. Pretende accuse formulate con chiarezza e sostenute fino in fondo, anche a costo di pagarne le conseguenze.
Mentre le penne si infiammano, le città continuano a vivere, commerciare, lavorare. I tribunali convocano. Le tribune replicano. I sostenitori applaudono. Gli oppositori ironizzano.