03/02/1474Nemmeno la prigione è una tomba, si entra spezzati o furiosi
Isola Lunga (AAP) - Qui come altrove, tutti lo sanno, anche se pochi osano dirlo ad alta voce: la Giustizia non viene sempre amministrata rettamente. Talvolta è resa in fretta, talvolta male, talvolta in ritardo, talvolta di nascosto. Sentenze non pubblicate, giudizi antidatati, ammende dimenticate nei registri, prigioni piene di persone che nemmeno sanno di cosa siano colpevoli. Non è una voce: è un’abitudine dei tempi turbati.
Le ordinanze esistono. Sono affisse. Sono chiare. Ma tra ciò che è scritto e ciò che viene fatto c’è l’uomo: stanco, frettoloso, incompetente, o semplicemente intento a coprire il proprio errore. E quando il giudice tace, corregge a posteriori o mente sulla data, non serve più la Giustizia: la rivolta contro se stessa.
Da questo disordine nasce sempre la stessa cosa: la diffidenza. Quando i registri sono confusi, quando gli anni si mescolano, quando è possibile riscrivere il passato con inchiostro fresco, il popolo comprende una verità semplice: il diritto diventa un’arma dei potenti. E quando la Giustizia non incute più timore né rispetto, gli uomini iniziano a regolare i conti in altro modo.
Ma ecco la verità che i ingenui rifiutano di ascoltare. La Giustizia non ha mai promesso equità. Promette ordine. In ogni piazza di mercato, in ogni taverna, si sente dire: «La Giustizia è dura. La Giustizia è ingiusta. La Giustizia è arbitraria». Certo che lo è. In ogni regno vivo, la verità non vince sempre. La voce, la paura, l’interesse, l’errore o la forza prevalgono spesso. Accade che un innocente paghi e che un colpevole se ne vada libero. Non è un incidente: è la natura del mondo.
Ma una sentenza non è mai una fine. Chi piange è già mezzo morto. Chi comprende resta pericoloso. La legge stessa contiene le sue crepe. Termini, forme, procedure, statuti, giurisdizioni concorrenti. Un processo che si prolunga troppo può marcire e cadere da solo. Una sentenza mal pubblicata può essere impugnata non per ciò che afferma, ma per il modo in cui è stata resa. Chi sa leggere le regole possiede un’arma più sottile della spada.
Esiste anche il mutamento di stato. Entrare al servizio di un esercito. Assumere il comando di una nave. Porsi sotto un’autorità sovrana. Finché ciò resta individuale e non diventa una congiura aperta, il diritto lo consente. Esiste l’esilio. Lasciare la provincia, attraversare una frontiera, sottomettersi a un’altra giurisdizione. Non è una fuga vergognosa: è una scelta politica. A volte si scompare per tornare diversi. Esiste la forza del numero. Un condannato è debole. Dieci sono fastidiosi. Cento diventano una fazione, un esercito o una leggenda. La lamentela solitaria muore. L’alleanza trasforma l’infamia in potenza.
Nemmeno la prigione è una tomba. Il tempo lì dentro è contato. Si entra spezzati o furiosi. Si esce indeboliti o più pericolosi. Il carcere può essere una fine, ma anche una fucina. La Giustizia fabbrica destini, non vincitori. La Giustizia non esiste perché tutti vincano. Esiste per generare cadute, rinascite, conflitti e racconti. Perdere un processo non significa perdere la vita: significa ricevere una prova.
Non chiedete un mondo senza condanne. Chiedetevi piuttosto cosa farete della vostra. Perché non sono le vittorie a rendere memorabili le grandi storie, ma il modo in cui si sopravvive a una sentenza.
02/02/1474Si accusa senza nominare, si condanna senza processo
Milano (AAP) - Nella grande voliera imperiale si starnazza parecchio. In mancanza di prove, si lanciano piume. In mancanza di dossier, si agitano sospetti. E in mancanza di processi, c’è già chi invoca la corda, il ceppo e la piazza pubblica, tanto per risparmiare tempo sull’istruttoria.
Al centro del trambusto, l’Imperatore Atum. Colpevole ideale, secondo i suoi detrattori, di non aver urlato con la folla né brandito la torcia prima di verificare se l’incendio fosse reale. Crimine capitale, in tempi di isteria collettiva.
Ricordiamo tuttavia un’ovvietà che alcuni fingono di ignorare: l’Auxilium non è né una retata generale né un abbonamento obbligatorio alla crociata del momento. Riguarda chi si sente chiamato in causa. Gli altri continuano la loro vita, serenamente, senza essere trascinati via dal campo o dalla bottega. L’Impero, fino a prova contraria, non pratica ancora la mobilitazione per sentito dire.
Ma oggi l’allusione vale più di una condanna. Non si accusa, si suggerisce. Non si dimostra, si insinua. Non si nomina mai nessuno, sarebbe troppo rischioso, ma si lascia intendere tutto. Un sistema ingegnoso: permette di gridare molto forte senza mai finire davanti a un giudice.
Si spiega così che “tutti sanno”, che “è evidente”, che “i legami sono chiari”, salvo poi svanire nella nebbia quando si chiede quali legami, con chi, quando e come. A quel punto, improvvisamente, cala il silenzio.
La Storia, guastafeste per natura, pretende però qualcosa di più di sopracciglia aggrottate e ammiccamenti pesanti: fatti, nomi, date. E, orrore supremo, processi.
Perché sì, la Storia ama i processi. Quelli veri. Quelli che disturbano. Quelli che costringono a uscire dal comfort delle certezze urlate nelle piazze. Forche e patiboli li conosce bene, ma li tira fuori dopo l’istruttoria, non prima. Un dettaglio che alcuni preferiscono dimenticare.
Atum, da parte sua, persiste in questa abitudine antiquata di governare senza urlare. Ascolta, prende tempo, chiede prove. Abbastanza per diventare sospetto. In un mondo che confonde la velocità con la verità, la prudenza passa per tradimento.
Nel frattempo, quelli che promettono di rivelare tutto rivelano soprattutto il loro gusto per il clamore. Quelli che giurano di agire in nome della giustizia evitano con cura i tribunali. E quelli che pretendono di parlare a nome di tutti parlano soprattutto molto forte per sé stessi.
Intanto l’Impero continua a funzionare. I campi vengono arati, i porti restano aperti, le porte chiuse per chi non vuole sentire. E la Storia, paziente, prende appunti. Lei ha tutto il tempo del mondo. Le grida, no.
02/02/1474Ducato di Milano - Elezione del Consiglio: la lista ENIGMA è in testa, ma senza maggioranza assoluta.
Ducato di Milano (KAP) - La lista ENIGMA è stata la più votata, ma non ha ottenuto la maggioranza dei membri del Consiglio. Dovrà quindi accordarsi con gli avversari per governare.
I membri del Consiglio riconosceranno il nuovo principe entro due giorni. Questi dovrà giurare fedeltà al sovrano e assegnare gli incarichi ai consiglieri.
01/02/1474La Via della Bellezza contro il Fragore delle Armi
Straßburgo (AAP) - Mentre guerre e violenza abbruttiscono un po ovunque questo nostro mondo
e da nord a sud, da est ad ovest, scorre più sangue che inchiostro, c'è in Impero un'isola felice che ancora crede che l'arte e la cultura siano i mezzi più validi per contrastare questo malcostume dilagante
Tra comunicati e discussioni verbalmente forti, artisti da ogni angolo del mondo conosciuto consegnano con le loro opere tasselli permanenti nel tempo, destinati documentare la storia
In questo scenario si distingue il Museo Imperiale, che ad ogni mandato arricchisce le sue sale aggiornandole con nuove creazioni a delineare la linea temporale e i fatti ad essa connessi
Il nuovo concorso pittorico Imperiale edizione febbraio / marzo 1474, invita a posare le spade e impugnare i pennelli e se pensate che difficilmente l'arte sia anche remunerativa, sappiate che non è questo il caso, le tre opere che si saranno maggiormente distinte verranno adeguatamente ricompensate, così come la Provincia dell'artista che si qualificherà al primo posto
In un’epoca in cui il fragore delle armi sembra soffocare ogni impulso creativo, vi sono ancora spiriti che scelgono la via più ardua e più nobile: quella della bellezza, della memoria e della testimonianza.
Possa questo concorso essere non soltanto una competizione artistica, ma un invito a ricordare che, finché esisterà qualcuno disposto a dipingere il proprio tempo, nessuna oscurità potrà davvero prevalere
Rebecca Sofia di Montefeltro Castiglione, Grand Master of the Imperial Household & Culture per la KAP, agenzia della terra in Mezzo
Grave news reaches the courts of Europe as Turkish forces have invaded the lands of the Aristotelian faith. Today, in the year 1474, at minimum five Turkish armies have crossed into SRING territory, while reports confirm that a total of six armies have been sighted moving in coordinated fashion with the local powers of the Kingdom of two Sicily. The Turkish vanguard has been spotted between the Sienese towns Grosseto and Santa Fiora.
Only some years ago, the Turks shocked the world by invading and capturing the holy city of Constantinople, an event that still weighs heavily on many. 21 years later, the threat has drawn even closer to the heart of Europe. Scouts and merchants alike reported Turkish banners in the Kingdom of two Sicilies. The Turks were invited as friends by the Sicilians when they safely docked in their harbours and now is the proof on why: Sicily serves as a military base for the Turks to invade the Empire.
His Imperial Majesty Atum had called for Auxilium already a week ago, after these first reports of Turkish armies came in. It is unclear what the Turkish forces will do or why they are invading the territory of the Empire, but the provinces in the south of Italy are at risk. So far there have been no fights reported but the presence of hundreds of Turkish soldiers on the Imperial soil is not a good sign. Moreover, there has not been an official declaration of war by the Turkish Sultan, even though his armies are sneaking behind the border towns of the Empire.
Imperial banners are gathering in Siena, a modest province that may soon become the frontline of a wider war. Whether the 80 Imperial soldiers assembled in Siene will be sufficient to resist the 120 infidels, and to uphold the sacred duty in defense of the Aristotelian faith, will be decided in the days to come.
For KAP International
Vlad the Writer
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