11/03/1474nach der einnahme Warschaus : die Justiz tritt hervor
Straßbourg (AAP) - Im Jahre des Herrn 1474, wenige Tage nachdem Warschau unter die Autorität der Heere der Allianz der Ägide und der Krone von Polen gelangt ist, beginnt die Stadt nicht mehr die Waffen, sondern die Gesetze sich erheben zu sehen. Denn wenn die Schlachten enden, ist es Aufgabe der Gerechtigkeit, dort Ordnung zu schaffen, wo der Krieg Unruhe gesät hat.
So werden in diesen Märztagen mehrere Einwohner vor das Gericht geführt, da man vermutet, sie hätten dem nun besiegten Lager Hilfe oder Beistand geleistet. Die öffentlichen Register verzeichnen ihre Namen und ihre Urteile.
Unter den zuerst genannten befinden sich Envie, Siekiera, Belzar und Staniczkov. Danach folgen Granius, Anemonka, Samboor und Czerwony_goblin. Sodann Peggy., Drix, Berania, Nesquake, Evildevil und Proges. In den folgenden Tagen kommen noch Flamerog, Liliiana., Aidaris, Tunia, Toslaw1, Konstancjaaa, Rian1 und John_blackball hinzu, und schließlich Toom und Czarnawy.
Alle erhalten eine Strafe von zehn Tagen Haft, mehrere von ihnen zusätzlich eine Geldbuße von zweihundert bis zweihundertdreißig Talern. So zeigt die Gerechtigkeit ihren Willen, jeden daran zu erinnern, dass der neue Frieden Disziplin und Gehorsam gegenüber den Gesetzen verlangt.
Diese Urteile werden von Kasander Lubomirski gesprochen, einem Ritter aus altem Geschlecht, dem in diesen unsicheren Zeiten die Aufgabe des Richtens anvertraut ist.
Man beschreibt ihn als einen Mann, der durch den Krieg geformt, doch vom Pflichtgefühl geleitet ist. Sein blauer Mantel trägt die Zeichen seines Hauses, und seine Rüstung, so reich sie auch verziert ist, zeigt die wirklichen Spuren vieler Schlachtfelder. Man sagt, er kämpfe in schwerem Harnisch und ziehe feste Verteidigung und Geduld der ungestümen Gewalt vor.
Sein Schild ist für ihn nicht nur Schutz: er ist auch ein Sinnbild der Verantwortung, die er gegenüber jenen trägt, die unter der Autorität des Reiches leben.
Hieronymus Rhenanus Für die KAP-Agentur der Länder in Mitte
10/03/1474La Santa Sede richiama al rispetto della «Tregua di Dio» nelle guerre italiane
Roma (AAP) - La Santa Sede ha invitato le parti coinvolte nei conflitti che stanno scuotendo la penisola italica a rispettare rigorosamente la «Tregua di Dio», in particolare il divieto di compiere azioni militari nella giornata di domenica, secondo un comunicato affisso pubblicamente dal cardinale Alessandro Della Scala.
Il testo, redatto dal prelato e firmato dai membri del Concistoro pontificale italofono sotto l’autorità di Sisto IV, giunge mentre negli ultimi tempi gli scontri hanno opposto il Sacro Romano Impero alla Serenissima Repubblica di Venezia e al Regno delle Due Sicilie.
Nel comunicato, i cardinali ricordano che la «Tregua di Dio» proibisce «qualsiasi atto di violenza, spargimento di sangue o ferimento nella giornata di domenica», giorno consacrato a Dio. Secondo il diritto canonico citato nel documento, ordinare o partecipare ad azioni militari che provochino combattimenti in quel giorno costituisce un sacrilegio punibile con la scomunica automatica.
Il testo precisa inoltre che tale divieto riguarda non solo i generali e i dirigenti politici che impartissero ordini offensivi tra l’alba del sabato e l’alba della domenica, ma anche i soldati che eseguano consapevolmente tali azioni.
La Santa Sede sottolinea che questa norma mira a preservare la sacralità della domenica e a permettere tanto alla popolazione civile quanto agli uomini d’arme di dedicare quel giorno alla preghiera, alla riconciliazione e alle attività pacifiche.
Il cardinale Alessandro Della Scala ha inoltre espresso soddisfazione per la temporanea interruzione delle ostilità nell’area di Venezia, auspicando che essa possa aprire la strada a una pace duratura.
«Accogliete il soldato che ritorna, banchettate con lui e celebrate il suo ritorno sano e salvo», ha dichiarato, invitando i fedeli a ringraziare Dio per la protezione accordata ai combattenti.
09/03/1474Venezia accerchiata : attesa, voci e una città che si svuota
Venezia (AAP) - Mentre gli eserciti imperiali stringono la loro presa attorno a Venezia, le testimonianze e le scene riportate da entrambe le parti delle mura descrivono meno una battaglia che una lunga attesa, fatta di incertezza e stanchezza.
Sui bastioni della città lagunare, alcuni difensori cercano di ingannare il tempo come possono. Un nobile veneziano, disteso sulle mura, passa le giornate a osservare le nuvole e a scherzare con il suo scudiero, scrutando senza troppa convinzione il campo imperiale in lontananza. Le giornate si assomigliano tutte, scandite dalla sorveglianza, dalla frustrazione e da battute amare sulle privazioni imposte dall’assedio. Anche il vino scarseggia, sostituito dalla posca, miscela di acqua e aceto destinata a mantenere i soldati sobri e idratati.
All’esterno delle mura, l’atmosfera non è molto diversa. Nel campo imperiale installato ai margini della laguna, il generale Nicolò e i suoi uomini passano il tempo osservando gli uccelli o fissando la città silenziosa. I soldati trascorrono le ore giocando, affilando le armi o aspettando ordini che tardano ad arrivare. L’impressione dominante resta quella di un momento sospeso, in cui ognuno sembra aspettare che sia l’altro a fare la prima mossa.
All’interno della città , la Chiesa cerca di organizzarsi di fronte all’incertezza. Nella basilica di San Marco, le autorità religiose hanno ordinato l’apertura di alcune riserve alimentari per gli abitanti, limitando però severamente la distribuzione per evitare la penuria. I responsabili ecclesiastici riconoscono già la possibilità di un periodo difficile.
Ma poco a poco emergono altri segnali. Osservatori imperiali segnalano un’attività insolita nel porto: alcune navi lasciano la città , vele scompaiono all’orizzonte e le banchine sembrano svuotarsi. Nelle strade, alcuni testimoni parlano di case abbandonate, taverne deserte e di una città improvvisamente silenziosa.
Le truppe imperiali finiscono per entrare in una città quasi vuota. Nei palazzi come negli edifici pubblici, i soldati scoprono soprattutto sale deserte, casse contenenti poche risorse e registri amministrativi lasciati sul posto. Per alcuni ufficiali, la situazione sembra confermare una strategia deliberata delle autorità veneziane: abbandonare temporaneamente la capitale per preservare le proprie forze altrove.
Nei quartieri rimasti abitati, tuttavia, alcuni residenti e servitori sono rimasti sul posto. Le conversazioni evocano già una guerra destinata a durare, nonostante la presa apparente della città . Per loro, la caduta di Venezia non significherebbe la fine del conflitto, ma soltanto una nuova tappa.