
Leggo con un misto di stupore e sincero divertimento le riflessioni di qualcuno. Mi colpisce, in particolare, la timidezza nel collegare i puntini di un disegno che oramai definire solare è poco. Se c’è chi ancora dubita che l’Imperatore Sigismondo Alessandro Dei Lante, detto Atum, sia il capofila di un sistema marcio che strizza l'occhio a ONE, allora è il caso di rinfrescargli la memoria.
Tutto inizia prima dell’elezione. Durante la campagna elettorale qualcuno serviva ad Atum una domanda su un piatto d'argento: "Cosa ne pensate dello sconfinamento delle Due Sicilie?". E Atum, rispondeva: "Atto grave, violazione palese ". Peccato che, mentre faceva il duro in pubblico, nelle salette private, banchettasse con la corona duosiciliana e con la reggente Bossa, procacciatrice di voti e di accordi sottobanco.
L'accordo era chiaro: voti in cambio del permesso (ufficioso) di sconfinare per colpire ONE. Atum in quel momento aveva bisogno dei voti di tutti, compreso Clovis.. un criminale graziato proprio da Bossa che oggi, guarda caso, è tornato a braccetto con ONE. Qui una vedetta del giorno 8 gennaio 1474, davanti al Portogallo.
[quote] 8 gennaio 1474
O.N.E. - 𝔟𝓁υ Ⓣ𝐀ίράℕ ☠︎
Lordblu
O.N.E. - O𝒷𝔩𝐈ᐯι𝓞𝓝
Marie_pomeline
Sea Hawk
Davonna
O.N.E. War Ensemble
Hel
O.N.E. Sea Eagle
Aragorn.ii.elessar
Le Vitriol
Clovis..
The Black Hand
Rga
O.N.E. The Red Queen
Wendela
O.N.E. Poison Ivy
Archigenes
O.N.E - Mors tua vita mea
Jole
O.N.E. Moonlight
Quadira
[/quote]
In pratica, Atum s’è venduto come la peggiore delle cortigiane per i voti. Una volta ottenuta la poltrona, il metodo Atum è diventato sistema: ai sostenitori delle Due Sicilie diceva di non temere perché le sue condanne erano solo pro forma, servivano solo per un po’ di fumo in piazza. Ma poi, il 2 novembre, se ne usciva con un proclama delirante in cui accusava R2S di provocazioni e ordinava l'invio degli eserciti della Confraternita Nera a Siena, con la scusa di "mantenere l'ordine". In pratica, mentre chiedeva pace e dialogo, armava la mano di mercenari ai confini sud dell'Impero.
Un comportamento che forse è sembrato schizofrenico alla Corona duosiciliana, ma che invece era deliberato.
Immaginate lo stupore, o meglio, il profondo smarrimento che deve aver colto i palazzi di Napoli alla lettura del proclama imperiale del 2 novembre.
Eh già, perché non parliamo solo di promesse verbali, ma di oro, di ducati sonanti. La Corona delle Due Sicilie aveva generosamente finanziato la campagna elettorale di Atum sostenendone la candidatura. Perché? Perché il patto era il sostegno economico in cambio della promessa solenne di guerra totale contro ONE e Meridio.
Provate a mettervi nei panni di chi ha investito risorse e fiducia in quello che credeva un alleato, per poi ritrovarsi con un Imperatore che, una volta incassati i denari e il titolo, emette un proclama dove accusa i suoi stessi finanziatori di 'provocazioni' e 'violazioni'. E’ il momento esatto in cui lo stupore lascia il posto alla consapevolezza: Atum non ha usato quei ducati per mantenere la parola e proteggere l'Impero, ma per comprarsi la facoltà di tradire chi aveva contribuito a mandarlo sul trono. Vedere gli eserciti mercenari ammassati a Siena, pagati forse anche con quello stesso oro, deve essere stato uno schiaffo in faccia.
Passiamo ora alla gestione dell'ordine pubblico. Mentre Sigismondo s'ammanta di porpora a Strasburgo, a Siena consente a figuri del calibro di Labrador di fare la spola tra le province italiche imperiali per armarsi ed arringare le folle.
Da Siena, sotto l'ala protettrice dell'Aquila Imperiale - che non ha mosso un dito - Labrador ha vomitato minacce e incitamenti a 'tagliare la testa al serpente' duosiciliano e a 'spazzare via i tirapiedi' nella Laguna Veneta. Parole che Atum non ha solo finto di non udire, ma che ha probabilmente ispirato nelle sue celebri stanzette private. E’ il metodo più vecchio del mondo: lasciare che i cani latrino (ci perdoni Labrador, ma il nome è stato d’ispirazione) per provocare una reazione, per poi gridare all'aggressione non appena il vicino brandisce la spada per difendersi.
E infatti, quando Venezia e Napoli hanno risposto sdegnate alle minacce, l'Imperatore ha sfornato l'ennesimo capolavoro di ipocrisia: un comunicato intitolato, con un coraggio ai limiti del ridicolo, Il y a des limites à la Tromperie (Ci sono limiti all'inganno).
In questo testo, Atum raggiunge il livello “saltimbanco”. Accusa le Due Sicilie di disonestà e riesuma vicende di due anni fa per tacciare Napoli di mire espansionistiche su Siena. Ma la perla è l'accusa a Venezia: secondo l'Imperatore, la Serenissima vorrebbe il 'controllo assoluto dell'Adriatico'.
Ma la memoria, a volte è un nemico terribile per chi vive di menzogne. Atum sembra soffrire di un'amnesia selettiva che definire sospetta è un eufemismo. L'attuale Imperatore si professa custode della legalità, accusa Napoli e Venezia, ma dimentica di essere l'erede naturale della gestione di Didicus, guarda caso marito di quella Bossa che gli ha spianato la strada con la compravendita di voti.
Fu proprio sotto la gestione Didicus che il porto di Orbetello smise di essere un approdo imperiale per diventare l'officina ONE: fu lì che le navi di ONE furono riparate e rimesse a nuovo tra un attacco e l’altro alla Francia. Atum oggi grida allo scandalo per i turchi a Napoli, ma tace sul fatto che l'Impero abbia offerto logistica e protezione ai macellai ONE. Atum non è e non è mai stato un nuovo inizio, è solo il secondo tempo della svendita della sovranità ad ONE.
E se ancora qualcuno nutrisse dubbi sulla simbiosi tra Strasburgo e i vertici irlandesi basterebbe citare le tante fughe di notizie che ci sono e che dimostrano sempre e solo una cosa: che tra Strasburgo e l’Irlanda esiste un canale di comunicazione diretto, una linea privilegiata. E se ancora non bastasse, un’ulteriore prova arriva dalla bocca dello stesso capo di ONE, che rassicurava ironicamente i portoghesi che i soccorsi imperiali non sarebbero mai arrivati.
Basta? Ovviamente no. Proprio mentre Atum lanciava i suoi strali contro i presunti sconfinamenti altrui, l’Ammiraglio fiorentino Artemisiasanchez veniva sorpresa a violare deliberatamente la sovranità di Napoli. Un errore di rotta, direte voi. Peccato che la fiorentina agisse sotto gli ordini diretti dell’Ammiraglio Imperiale Mooze. E qui la vicenda diventa criminale perché Mooze non si è limitato a invadere acque straniere, ma ha tentato attivamente di corrompere funzionari della Corona duosiciliana. L’obiettivo? Ottenere informazioni riservate sulla posizione e sulla consistenza delle unità navali napoletane.
Ma se ancora qualcuno, avesse il coraggio di invocare il beneficio del dubbio, lo invitiamo a leggere il riassunto esaustivo del reggente duosiciliano Gitano in Piazza Italica che parla di fatti dimostrabili pezzo per pezzo.
Egli infatti smentisce il tentativo di buttarla in caciara di Atum e traccia in pubblica piazza un riassunto magistrale e cronologico del tradimento imperiale. Non si tratta di suggestioni: Gitano ha ribadito che a sostegno di ogni singola accusa esistono decine e decine di prove documentali. Una montagna di evidenze che l'Impero non può cancellare e che trasforma i proclami di Atum in pura letteratura di fantasia per sudditi creduloni. Gitano parla di voto di scambio per l’affondamento di Shisui. Dice che la collaborazione tra Impero e Regno, iniziata dopo la morte di Didicus, è naufragata sull'altare delle ambizioni di Atum. Il patto era chiaro: la Reggente Bossa chiedeva i voti del Regno per Atum, offrendo in cambio l'affondamento della nave di Shisui.
Una compravendita elettorale in piena regola, dove la stessa Bossa rassicurava Napoli che i futuri comunicati di condanna sarebbero stati "carta straccia" ad uso della piazza. Peccato che, una volta incassati i voti, Atum abbia deciso che quella carta straccia dovesse diventare un cappio per i suoi stessi elettori.
E così mentre Atum diventava Imperatore, a Siena si radunava il peggio. Gente come Karmat, che minacciava il Regno in privato, o Labrador, fresco di ritorno dall'Irlanda (base di ONE), che cercava complici per un golpe a Napoli. Quando il Regno ha chiesto conto di queste minacce, Atum ha risposto con un agghiacciante "Perché no?", avallando di fatto il piano dei sovversivi. E’ qui che la diplomazia è morta, uccisa da un Imperatore che ha scelto di fare da scudo a ONE.
La prova definitiva della collusione arriva dal Portogallo e lo ribadiamo: mentre Lisbona implorava aiuto, l'Impero rispondeva di "non potere" a causa delle Due Sicilie. Una menzogna smentita dai fatti: il capo di ONE sapeva già che l'Impero non si sarebbe mosso. E come poteva non saperlo, se a Strasburgo le spie siedono nei posti chiave?
Il tilt finale è avvenuto con l'arrivo dei turchi. L'Ammiraglio Mooze, forse in preda al panico, è arrivato a chiedere al Capoporto di Gaeta di spiare le proprie navi per conto dell'Impero. Un tentativo di corruzione talmente maldestro da risultare, come dice Gitano, "divertente", se non fosse tragico.
Il vero mistero che Gitano solleva, e che noi giriamo ai lettori, non è più se Atum sia colpevole, ma come facciano i nobili imperiali a correre ancora in difesa di chi ha rubato le casse a Firenze e attaccato Genova. Sicché, Atum può scrivere tutti i proclami che vuole, può accusare Venezia e Napoli di manipolazione finché non finisce l'inchiostro, ma non potrà mai spiegare perché i criminali, dagli ONE ai vari Labrador passando per Karmat, si sentano così sicuri sotto la sua protezione. Ma ormai la statura morale di gente come Atum o Bossa è nota a chiunque; ciò che stupisce è come sia possibile che genti d'onore, che vivono in Impero, continuino a chinare la testa davanti a un trono che emana un odore di putrefazione sempre più insopportabile.
Comunque, mentre il sistema Atum vacilla, che fine ha fatto il fiero agitatore Labrador? Le ultime notizie lo danno avvistato a Mirandola, intento in manovre non meglio precisate. Due sono le opzioni, ed entrambe sono pietose: o sta cercando di farsi arruolare come lancia in qualche esercito imperiale - e in quel caso Atum getterebbe definitivamente la maschera, arruolando ufficialmente chi minacciava di 'tagliare la testa al serpente' - oppure sta semplicemente scappando.
In quest'ultimo caso, ci sarebbe da riderne vita natural durante: il grande rivoluzionario che prometteva di spazzare via Venezia e le Due Sicilie, che scappa appena vede i turchi.
Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia
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